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In quei momenti

Quando mi morì la vita
non fui colto impreparato,
o forse si.
Io non li chiusi
gli occhi,
quando mi morì la vita.
Li abbassai,
per rispetto.
Non ero disteso
quando mi morì la vita,
ero in piedi,
come sempre sugli attenti.
Fu quando mi morì la vita
che vidi tutto in un momento.
Non più pensieri
ma immagini colorate,
lame sottili e taglienti.
Pellicole del film vissuto
a scatenarsi come impazzite
nella testa,
diventata sfera
di fragile cristallo
oppure la testa dura
di quando sbagli...
Come era tardi per riconoscersi,
e come era tardi per pentirsi.
Come fu tardi
per ogni cosa
quando mi morì la vita,
quando mi si spense il cuore.
Composta lunedì 23 dicembre 2013
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    non ascolto più

    A chi mi parla di futuro
    che cosa devo dire?
    Non vedo neppure il mio prossimo minuto.
    Ed intanto frugo
    dove frugano
    le mani di tutti,
    ma non trovo più
    neppure le tracce
    del mio terzultimo decennio.
    Preso da sconforto
    lascio le mani al loro inutile lavoro
    e torno a sedermi
    sulla scomoda sedia
    della mia sala d'attesa.
    Composta domenica 22 dicembre 2013
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      dopo il diciotto di dicembre

      È cosi tanto che non ti vedo,
      ma ti riconoscerei
      anche fra migliaia di "mille".
      E sentirei ancora il tuo profumo di latte,
      piccolo cucciolo
      cresciuto da solo.
      E finalmente
      mi potrei commuovere
      e far scoppiare le lacrime che ho dentro,
      nascoste in questa cassa
      fatta di pelle e rughe
      che mi fa da corpo.
      E mischiarmi alla folla che fa il mondo,
      seguirti,
      senza più perderti di vista,
      sfiorarti la mano,
      come per abitudine
      come se ci fossi sempre stato.
      Composta venerdì 20 dicembre 2013
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        Diciotto dodici duemila tredici

        Abbi per te
        un giorno nuovo.
        Quel giorno che si riserva ai giusti,
        quel giorno lungo
        da far durare,
        il giorno che sposta un anno.
        Abbi quel giorno
        che ci si sente bene,
        che ci circondano gli auguri
        e i complimenti.
        Quel giorno
        che finisce al chiaro giorno nuovo,
        dell'"altro giorno".
        Quel tuo giorno
        che amo immaginare,
        mentre vago nel nero della mia notte.
        Composta mercoledì 18 dicembre 2013
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          il corridoio affollato

          Lo scrittore inglese
          in camicia scozzese,
          alto in centimetri
          e senso del suo stato
          era entrato in stanza
          mentre stavo parlando,
          esprimendosi a gesti
          anche se
          io capivo l'inglese
          ma non sempre gli inglesi.
          Contestava la musica,
          "troppo alta"
          diceva
          con le mani alle orecchie
          e scuotendo la testa.
          Astensione da idee,
          brutta cosa,
          mi dicevo,
          per un inglese scrittore.
          Mentre finivo il pensiero
          lui aveva già messo
          a tacere i miei Procol.
          Che ferita mi apriva!
          Chiusi gli occhi e pregai
          che quel dio musicale
          non facesse gli sconti,
          non offrisse perdoni,
          a persone così.
          A preghiera conclusa
          riapparsi di nuovo
          sulla strada di sassi
          che divideva le tane.
          Quella strada coperta
          diventata canale
          per l'umana marea
          era lì dal duecento.
          E di nuovo l'inglese
          che svettava su tutti
          con quegli occhi di birra
          stava lì ad aspettarmi,
          voleva notizie
          sul prete di Mamole,
          se avevamo fatto qualcosa per lui.
          Glielo aveva richiesto
          la sua casa reale.
          Ma ero all'oscuro di tutto.
          Detti uno sguardo alla mora al mio fianco,
          lei conosceva la cosa,
          io conoscevo il suo grande seno,
          Non aveva approfondito,
          era appena uscita da una crisi profonda,
          era nato da un minuto neppure
          il suo primo sorriso,
          battezzato Luigi,
          come il figlio del lattaio.
          Io
          lei e la sua pancia
          avevamo trascorso molto tempo a parlare.
          A problema risolto mi guardò con amore.
          Nel carezzarle la testa
          mi resi conto che aveva i capelli spariti
          per metà della testa.
          "sono stati i capelli più indietro
          volevano spazio,
          loro hanno fatto morire i miei ciuffi davanti".
          Ma io sapevo
          che i suoi erano da sempre ciuffi ribelli,
          conosciuti alle forze dell'ordine
          ed ai servizi.
          Ero certo che qui
          si trattava di un caso
          di calvizie di stato.
          Non appena rientrato
          a coprifuoco iniziato
          mi sarei messo a cercare
          sull'elenco di carta
          il numero verde di soccorso rosso
          per denunciare il fatto
          e forse anche l'inglese.
          Ma intanto guardavo di fuori
          di là dalla strada
          Claudio lavava il pavimento
          della sua nuova conquista.
          Mi puntai l'indice alla tempia
          e feci bum,
          ma piano
          per non fare arrabbiare l'inglese di turno
          e non svegliare la mia coscienza.
          Composta mercoledì 18 dicembre 2013
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