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Socchiudo gli occhi a Venezia

Cala il sole sulla laguna a mare.
In quanti lo avranno detto,
ad un volto vicino,
alla propria testa,
al primo che passava.
Lui continua a farlo
come noi continuiamo a dirlo,
a scriverlo,
a pensarlo.
Ed osserviamo l'arancio
il marrone
il sabbia,
che si distendono davanti a lei,
a noi.
Adesso il sole
si è fatto esagono che scompare,
spandendo la luce,
l'ultima luce,
la luce gialla,
rasa all'acqua.
Cala la sera sulle gondole stanche
che pattinano di traverso
nel loro tornare.
Ed ogni volta la stessa illusione.
Che fermino il tempo,
che fermino l'acqua.
Turisti
che si sentono viaggiatori
si lasciano andare.
Hanno negli occhi
il giorno trascorso
e pensano già
a quando ritornare.
Fra un po' i neri docili animali di legni
si culleranno aspettando domani,
coperti da un telo azzurro
o nudi all'aria di notte.
Sta seduto sull'ultimo muretto all'acqua
l'annoiato perdigiorno.
Adesso che un altro giorno è perso
fuma lentamente
sputa tabacco alla nebbia.
-Io ti aspettavo -
dice muto alla "Vespucci"
quell'umile antico palo,
dritto in acqua,
pieno di rughe e tagli
che è sempre il primo a salutare
la nave nera
che a Venezia si fa
gondola madre.
Intanto è vivo quel lampione,
l'ultimo,
alla punta d'acqua.
Quello all'arsenale,
quello che poi è laguna
come se fosse il mare.
Illumina l'ultimo abbraccio
di chi si lascia
o si fa promesse
ed una coppia che mano nella mano
passa sul ponte bianco
e torna a casa per la cena.
Composta lunedì 19 maggio 2014
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    il giorno giusto

    Oggi non è un giorno a caso.
    Mi sono svegliato col diciotto in testa.
    Buon compleanno.
    Perché?
    Perché oggi?
    Perché stamani mi sono alzato cosi,
    cosi mi va.
    Del resto
    un giorno vale l'altro.
    Sono anni
    che non lo festeggiamo insieme
    il giorno in cui sei nato.
    In qualunque giorno venga
    il diciotto non è mai
    un giorno a caso.
    Composta martedì 4 marzo 2014
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      il cuore perduto

      guardo svogliato le immagini di un film,
      la mano gratta distratta il telecomando.
      Sento il rumore dell'acqua nella doccia,
      scorre sul corpo che ho sporcato stasera.
      Annuso le mani
      che prima profumavano di lei
      adesso puzzano di vecchia storia
      durata un'ora.
      Strano concetto
      che ho maturato
      del tempo dell'amore.
      Come se fossero
      le fasi di una vita a due.
      All'inizio ti distendi
      alla fine non ti lasci,
      ti alzi dal letto ed è finita.
      Non mi domando
      perché abbia accettato,
      si sia spogliata.
      Forse mi ha amato,
      almeno per mezz'ora.
      Ho solo fretta che se ne vada,
      che porti via il suo corpo,
      le parole dette,
      l'intero fatto.
      Per ritornare in me
      dovrò domani
      non ospitare qualcuno in casa mia,
      ma suonare a quel campanello,
      entrare in quella casa
      dove dopo un'ora,
      prima di andarmene,
      tolgo dal portafogli il suo "dovuto",
      incasso il
      "ciao tesoro è stato bello, torna presto se vuoi sei sempre il benvenuto".
      E mentre lei lo dice
      osservo il portafogli
      e penso che sia lui il vero benvenuto.
      Composta lunedì 17 febbraio 2014
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        La "visita serpenti"

        Vago per cimiteri,
        sempre meglio
        che per gli ospedali.
        Qui nessuno si lamenta,
        il peggio l'hanno già passato
        o fatto passare.
        Qui ci cammino vivo
        e quando mi sdraio
        mi posso riposare,
        non c'è rumore.
        La scelta è ampia
        c'è l'erba
        oppure il marmo,
        la pietra
        o piccoli sassi levigati.
        Anche il più cattivo,
        visto in fotografia
        non mi fa paura,
        e se gli auguro l'inferno
        so che non si potrà incazzare
        e farmi del male.
        E quando leggo
        "dopo una lunga malattia"
        per qualcuno non posso che gioire.
        Quando è "penosa" poi
        spero proprio che lo sia.
        Ed a chi qualche volta ci ha provato
        a farmi crepare,
        dico sorridendo
        "vedi, mi hai preceduto",
        anzi,
        per esser chiaro,
        "vedo che mi hai preceduto"
        e lo vedo con piacere.
        Ma se ci penso meglio
        poi mi chiedo se
        in fondo in fondo
        sia proprio un gran vantaggio
        restare in piedi
        a queste condizioni,
        né più né meno
        che per respirare,
        e venir qui,
        vagare fra le tombe,
        sputare addosso
        giusto a qualche foto.
        In fin dei conti
        voi siete stati bene,
        anche se non meritavate niente,
        e poi,
        il fatto che mi abbiate preceduto
        non è che mi risolva molto.
        Per voi
        il tempo che avete avuto
        è sempre stato di un bel sereno,
        il mio invece è stato ed è
        un tempo che è tempesta.
        Composta martedì 11 febbraio 2014
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