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La recita dal vero

Mi sento anch'io parte di loro,
di quelli che ho davanti.
Ma è cosa breve e controllata.
Giusto il tempo di calare del sipario.
E non appena sono qui
smetto la maschera da scuro carnevale.
Mi guardo intorno un attimo,
così
tanto per far girare gli occhi.
Non c'è più niente che io non conosca
di questo camerino.
E non ho più curiosità da soddisfare.
Sto fermo come un palo
ad aspettare chi busserà alla porta per dirmi che tocca a me di nuovo.
E nemmeno me ne accorgo
che sono già dove ero prima.
Di nuovo in scena
a recitare la parte di uno che sta male.
Che poi mi viene così naturale
perché non è un mio recitare.
È dire come sto davvero,
davanti agli altri
invece che sentirlo e basta.
Come quando sono solo.
Composta martedì 8 settembre 2015
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    Il sabato del villaggio visto da un poveraccio

    Hanno spostato avanti il sabato di un giorno
    per far partecipare la popolazione
    al grande evento della passerella.
    C'è il vanto giù in paese
    con la divisa da potente,
    che passeggia per la via di centro.
    Quella più frequentata
    dalle monture da ossequianti
    con i corpi di lecchini dentro.
    Va lento in mezzo alla promenade (per un giorno)
    con la bella di turno in tenuta elegante
    che gli tiene il braccio
    e guarda il vuoto.
    Si scaldano i cuori,
    si scatena l'invidia
    nel vederli passare
    e ripassare.
    "Kindly requested"
    Ai tavolini dei bar
    i camerieri di turno
    corrono lenti.
    Tengono vuoti i posacenere da segnali neri di fumo
    e pieni i bicchieri da liquori rossi di rabbia.
    La pulizia per i locali del centro
    è un vanto.
    Come quello che passa e ripassa.
    Locali di democrazia
    per chi ha soldi da gettare
    come mance da lasciare.
    Un po' più in là
    ma molto lontano
    quattro divise straccione
    sognano di stracciare le divise buone.
    Composta sabato 19 settembre 2015
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      Lo schiaccia cuori

      "... Ma passiamoci sopra..."
      Chissà quante volte lo abbiamo pensato
      sia tu che io.
      E ci siamo passati sopra.
      Alle nostre bugie,
      Alle nostre "altre storie".
      Ai "potrei dire"
      ed ai "non devo dire".
      Ci siamo passati sopra.
      Ai quando ed ai perché.
      Ci siamo schiacciati.
      Tu ed io.
      Ed alla fine siamo stati entrambi schiacciati.
      Composta sabato 19 settembre 2015
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        Insoliti ignoti

        Duro mestiere
        il mestiere degli eroi.
        Quelli destinati a non morire mai,
        neppure dopo morti.
        Ad essere marmo scolpito
        in piedi in mezzo ai giardinetti,
        bersaglio di palloni e di piccioni,
        o nelle piazze
        in mezzo a traffico e bestemmie.
        Sporchi di fumi di modernità,
        graffiati da "ti amo"
        e cretinate nuove o vecchie.
        Oppure a stare appesi,
        diventati quadri,
        in una lunga galleria.
        Ad osservare gente un po' distratta
        che ne guarda uno ogni tanto
        giusto per dire che c'è stata.
        Un nome da citare
        il giorno di una ricorrenza.
        Magari messa su per fare un po' di folla.
        Per scriverci qualcosa sul giornale
        la mattina dopo.
        "Ieri lui c'era e parlò alla folla plaudente".
        Tenuti appena a mente sul momento
        per poterli raccontare da chi vuol farli stare per forza dalla parte giusta,
        cioè la sua.
        Ridotti a piccoli
        se sono stati grandi
        o fatti grandi
        anche se gente da niente.
        Usati per distrarre,
        per unire
        o per dividere.
        Tirati in ballo senza aver dato alcun permesso
        da gente che spesso neppure se li fila.
        Che attinge a piene mani dalla storia
        solo perché sa
        che non potranno mai smentire.
        Così va
        il dopo la fine degli eroi.
        Composta domenica 6 settembre 2015
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