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Troppe volte tu

Tu che appari bianca di color nero,
tu che vesti il niente
e del niente mi vesti,
tu con gli occhi azzurri
come il più verde bosco deserto,
tu che mi convinci
anche col tuo silenzio,
tu che vorrei nuda
per poterti amare,
che vorrei vestita
per poterti spogliare,
tu che indossi vesti per farti desiderare,
che mi parli per farmi parlare,
per farti ascoltare,
tu che vorrei avere
convincendoti con la mia poca forza
come convinco adesso i tasti a scrivere di te
col mio premere stanco e triste
nel ricordare,
tasti
come pennelli in mano
a chi non sa dipingere,
come un microfono in mano
a chi non sa parlare.
Composta martedì 14 agosto 2012
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    anche chi guarda è appeso

    Allora lo saprà,
    chi vorrà sapere,
    che un uomo
    ha dato un calcio al mondo,
    dopo l'ultimo bicchiere,
    curando il suo dolore,
    con l'amara medicina.
    Cadendo giù veloce
    con la corda al collo,
    folle discesa,
    la sua resa.
    E tutti staran lì
    col fiato un po' sospeso
    a guardare un uomo,
    un uomo morto appeso.
    E un prezzo molto alto
    da dover pagare,
    speriamo che lo sappia
    chi dovrà sapere.
    Composta martedì 14 agosto 2012
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      il chiarimento

      Guardami bene in faccia,
      cancella questo momento,
      smaltisci il fumo
      e torna saggia.
      So come sono,
      e quanto poco valgo,
      anche senza specchi,
      e senza paragoni.
      Ritorna in te,
      ti dico il mio già detto,
      guardami solo con gli occhi,
      per non pentirti,
      visto che dei due,
      sono io per ora
      che un po' ragiona,
      vedilo come un bene
      il mio tirarmi indietro,
      sentiti graziata,
      ricorda questa serata
      come una bella sera,
      non come l'inizio
      di una nuova storia.
      Composta martedì 14 agosto 2012
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        un pezzo di vita

        Che impresa,
        arrivare fino in fondo vivi,
        essere un esercito,
        da solo,
        aver nemici
        senza aver cercato rogne.
        Che impresa,
        sentire sempre un fiato
        che non è il tuo
        avvolgerti il collo,
        il viso,
        spingerti avanti,
        o sballottarti.
        Che impresa
        esser soldato
        senza l'armatura,
        come un prete senza tonaca,
        fare gli stessi gesti sempre,
        fare il mestiere,
        e dopo ognuno
        prima che lo faccia l'altro
        dire non lo faccio più,
        e chiedere scusa
        senza avere colpa
        pur di potersi riposare un po'
        e pensare.
        Composta martedì 14 agosto 2012
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