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Poesie di Alessandro Bonfanti

Studente, nato giovedì 7 dicembre 1989 a Desio (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Alessandro Bonfanti

Centocinquantamila

Non c'è margine di salvezza
all'apatia di uno schermo televisivo.
Centocinquantamila anime che muoiono
ed io non riesco a sentire questo sterminato numero;
centocinquantamila persone cadono come briciole
di un panino stantio e morsicato.
Eppure ogni briciola ha una storia,
un volto, una speranza che non c'è più:
vorrei immaginarvi uno per uno
ma quel vetro vi fa sembrare troppo lontani
per far parte dei miei pensieri.
Eppure la terra che lambiamo ogni giorno
nel rincorrere la vita fra giorno e notte
è la stessa.
Chiedo perdono ad ognuno di voi per questo
e per rimanere prigioniero di paura.
Composta martedì 9 febbraio 2010
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    Scritta da: Alessandro Bonfanti

    Il collezionista di barchette inzuppate

    Ascolta il respiro della città
    seduto sulle sponde del lago predatore
    delle ultime luci arancioni del sole:
    il ragazzo con le rughe sotto la pelle
    se ne sta li,
    cingendosi le ginocchia con le mani.
    Cerca un suo simile in un mondo estraneo,
    cerca un alieno nel suo mondo stanco
    di vita passata.

    Un altro sasso nel lago è stato lanciato
    il ragazzo attende una risposta da lui
    uno, due, tre rimbalzi poi giù
    la sua volontà destinata a finire sott'acqua.

    Un tempo guardava quell'acqua,
    la sfidava con occhi diversi.
    Quando era bambino e non aveva le rughe
    pensava di dominarlo quel lago,
    credeva ancora nelle barchette di carta
    e nel sorriso della persone...
    Ma poi il suo equipaggio è affogato
    stupido bimbo doveva ancora crescere!
    Solo allora avrebbe smesso di piegare
    i suoi fogli di giornale.

    Un altro sasso nel lago è stato lanciato
    il ragazzo attende una risposta da lui
    uno, due, tre rimbalzi poi giù
    la sua volontà destinata a finire sott'acqua.

    La brezza chimica della città
    gli soffoca la gola
    ma ha imparato a lasciarla passare
    mentre sogna le sue barchette
    inzuppate sul fondo del lago.
    E continua a lanciare sassi
    sul viscido specchio del lago
    con sempre meno cura:
    scova con gli occhi
    l'ora dolce scintillio della falce
    portata fra le mani della nera signora.

    Un altro sasso nel lago è stato lanciato
    il ragazzo attende una risposta da lui
    uno, due, tre rimbalzi poi giù
    la sua volontà destinata a finire sott'acqua.

    A pochi passi da lui
    ora scorge un altro sopravvissuto,
    il ragazzo attende l'alta marea
    chissà se lancerà sassi
    o cercheranno un altro foglio di giornale...
    Composta martedì 20 ottobre 2009
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      Scritta da: Alessandro Bonfanti

      Tentativo di traduzione di una favola

      Cos'hai perso della favola della vita?
      Io mi chiedo.
      Te lo ricordi il profumo del grano,
      l'oceano di un tronco d'albero
      e la saggezza di una roccia,
      te la ricordi?
      Il tubare fra le foglie del vento,
      l'aurora di un monastero abbandonato,
      la mano di tuo figlio
      e la voce di tuo fratello
      te la ricordi,
      te la ricordi la voce di tuo fratello?
      So che potrò dirti poco con queste parole,
      so che potrò dirti molto con queste parole;
      le poesie sono democratiche,
      perché lasciano a te l'immaginazione,
      il messaggio non si completa senza la tua complicità.
      Per questo le poesie sono pericolose
      come è pericoloso il vento,
      come lo è la rugiada,
      come lo sono i Libri e la Musica,
      lasciano pensare
      e immaginare
      immaginare qualcosa di diverso,
      immaginare qualcuno di diverso
      e questo non piace oggi.
      Non piace a chi ti ha già impacchettato,
      inscatolato i tuoi gusti
      e le tue emozioni.
      Pensando che non esista più nulla al di fuori di questo.
      E invece tu dimostralo, se vuoi.
      Traducilo il linguaggi sconosciuti che io non so parlare
      e stringimi forte perché io sappia ascoltare
      ma aggiungi sempre qualcosa di tuo
      e poi Immagina,
      Pensa.
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        Scritta da: Alessandro Bonfanti

        Il tuo albero

        Sono il tuo albero,
        quello con cui da piccolo giocavi a nascondino,
        quello sotto cui hai detto per la prima volta ti amo.
        Sono il tuo albero,
        quello che ascoltava le vostre canzoni,
        gridate nelle voci di un adolescenza sognatrice
        e suonate nelle corde di una chitarra che porta il mio nome;
        le stesse canzoni che ora vuoi rubare all'Umanità,
        accecato dal potere del mio peggior prodotto,
        il denaro.
        Sono il tuo albero,
        quello che ti ha cresciuto con i suoi frutti
        di cui ora apprezzi solo il potere che ti possono dare
        brevettando ciò che non è tuo
        e distruggendo tutto ciò che è futile al mercato.
        Sono il tuo albero,
        quello che ti curò con le sue tenere foglie
        quando ti ammalasti;
        le stesse cure che ora vuoi negare ai tuoi fratelli
        solo perché non possono compiacere la tua avidità.
        Sono il tuo albero
        quello che a scuola ti ha dato le sue matite e la sua carta
        per disegnare le tue idee e il tuo sapere;
        le stesse idee e lo stesso sapere che ora vuoi legare
        per quelle cose che tu chiami affari.
        Sono il tuo albero
        e visto che oramai ci conosciamo da molto tempo
        mi permetto di insegnarti una cosa:
        ciò che ha un valore inestimabile
        non può avere mai un prezzo.
        Sono il tuo albero,
        e anche se continuerai ad umiliare le mie e le tue radici
        e ad uccidere i miei compagni quando potresti farne a meno,
        io fin quando sarò qui
        continuerò a regalarti la mia ombra e il mio calore
        chiedendoti in cambio solo la gioia del tuo respiro.
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          Scritta da: Alessandro Bonfanti

          Meravigliosa realtà

          Bastarda, sincera e testarda
          generosa, ipocrita e faceta
          in un groviglio di contraddizioni
          che ti han reso meno impeccabile
          ma forse più umana.
          Ora ho fretta di chiudere la copertina di questi cinque anni
          sudati, giocati e probabilmente volati
          ma l'egoismo di cambiare vita
          non scolorirà mai
          le giornate passate a studiare in compagnia,
          le minchiate fatte in classe o in birreria,
          gli scioperi e rinvii di una verifica,
          tutti gli attimi che hanno reso questa classe mitica;
          lo scazzo del primo giorno di scuola,
          e la felicità dell'ultimo,
          i due, i dieci, le soddisfazioni e i fallimenti,
          le gite che hanno consacrato tutti questi momenti,
          quella sera d'aprile che mi ha cambiato la vita
          e le mani che mi han costretto a non mollare mai la partita.
          È di questa quotidiana follia
          che mi sono inebriato
          perché ho capito
          che non è solo un compito di filosofia
          a tenerci uniti
          e a differenza di quanto dicono
          tutti gli insulti che ci siamo guadagnati o presi
          questo è il più bel gruppo che abbiano unito.
          E se qualcuno si ostina a volere la perfezione
          che vada a cercarla nei dizionari
          perché questa è realtà,
          meravigliosa realtà.
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