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Le migliori poesie di Alberto Jess

Studente, nato domenica 10 maggio 1992 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Alberto Iess

Poetica dell'orizzonte

Come placidi fanciulli in spiaggia,
scrutate la rossa retta dell'orizzonte.
V'immaginate fatui arcipelaghi
e spiagge sospese sulle creste
dell'onde, ingentilite dalla scomparsa
della brezza marina. Regna la calma
su quelle sabbie immacolate.
S'avete l'ardore, cimentarsi ora
nella ricerca delle terre del tramonto!
Non giungerete oltre le colonne
d'Ercole, e già sarete naufraghi...
Caso volle ch'io bramassi prima
di voi l'impresa squisitamente amara,
tentando invano d'approdar ai lidi
d'un ignoto e compiuto paradiso.
Savio e sognatore son partito,
pazzo e sconvolto son tornato.
Scaraventato in balia di correnti
incontrollabili, fino all'estreme
porte del vizio e del volere mi son
emancipato con depravata grazia.
Ho provato tanta mestizia e
così forte la carica del furore,
che s'avessi avuto un compagno
ad allietarmi il ballo tra le schiume,
l'avrei felice affogato in mare.
Narran della mia lotta colle vele,
la raccontan come il mito d'Ulisse:
invece resto un granchio senza chele,
ché nella mia aspra peregrinazione
nulla ho avvinghiato, catturato.
Non c'è che la distesa di lapislazzuli
oltre l'orizzonte, ed è infinita.
E quella linea, quel vago bagliore,
ad oggi resta fuggitivo, rincorrerlo
rimane solo un deludente errore.
Ho spinto la mia esistenza oltre
la banale consistenza del volere;
v'è solo danza del caso.
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    Scritta da: Alberto Iess

    Lo stupro di Aghanaskar

    Veli insozzati dai calici,
    il mantra dello scorpione
    biascicato come supplizio.
    Bugiarda, Aghi, bugiarda.
    La scalinata pel tuo vessillo
    s'è ulcerata al grido di duna,
    e i gradini han abbracciato
    la secchezza della sabbia.
    Ora è tardi: non alla sera,
    non sotto le labbra di Virgo.
    Respira, questi profumi,
    quest'armature, l'ovunque.
    Il povero cigno dibatte
    l'ali appesantite dall'alghe,
    ma invecchia nello stagno
    coi piccoli, pallida tenebra.
    E tu, delle tue ali, che ne farai?
    E tu, madre del tuo rimorso,
    come credi l'abbandonerai?

    Ma la notte è paziente,
    e l'alba spesso temporeggia
    sotto spesse cortine di nubi.
    E l'attesa, tra tutte le funi,
    è la più fragile umana velleità.
    Così, mentre la luna nuova
    è troppo giovane per capire,
    e il sole tarda a rinvenire,
    ci immergiamo con languore
    in una selvatica danza,
    per dipinger col deserto
    la voluttà dell'universo.
    Non c'è pace per noi, Aghi;
    non dopo aver assorbito
    dal cuor leggiadro del vespro,
    gli intimi aromi delle nostre
    essenze. Stanotte spariamo.

    Il poeta è morto,
    la poesia esiliata.
    Figlie dello stupro,
    liriche d'assenzio.
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