Poesie di Adriano Arfini

Libero professionista, nato giovedì 17 ottobre 1968 a Casalmaggiore (CR) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: Adriano Arfini

L'amore oltre la vita

Sono l'amore che persiste
in tutto ciò che in voi di più esiste.

Sono l'esistenza oltre la vita,
ogni carezza tra le vostre dita.

Sono la luce e il coraggio,
nei vostri occhi la bellezza di ogni miraggio.

Sono energia che mai si arrende
che vi fa amare e vi risplende.

Sono conoscenza di Dio,
certezza che tra di noi non ci sarà mai addio.
Adriano Arfini
Composta venerdì 17 marzo 2017
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Adriano Arfini

    Sguardi

    Un profumo di sole, un cancello,
    una strada, un vigile ci dà la direzione,
    mentre due parole muovono le labbra
    in fondo ad una bella canzone.
    Le nostre ghigne tra sorrisi e sbadigli.
    in quegli attimi superbi nel tragitto di scuola ad accompagnare i figli.
    Negli zaini un libro di pensieri che rimandi,
    di noi uomini che non possiamo fare tardi,
    tanto poi, noi lo sappiamo che il domani
    dipende solo dai nostri sguardi.
    Adriano Arfini
    Composta giovedì 17 marzo 2016
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Adriano Arfini
      Buon anno a voi.
      Alla mia fortuna di avervi,
      di vedervi correre, giocare, e litigare.
      Alla mia pazienza di dovervi richiamare.
      Alla mia resa a lasciarvi fare.
      Buon anno ai miei occhi,
      che vi stanno ad ammirare.
      Alla mia bocca che vi può respirare,
      ai miei polmoni che vi sanno
      trattenere e non lasciarvi mai andare.

      Buon anno alle parole.
      Quelle che non so trovare,
      per il tempo insieme, per tutto ciò
      che dentro al mio cuore sapete creare.
      Buon anno a quel mistero.
      Alla rabbia e ai pugni chiusi.
      Buon anno al perdono,
      perché tutto non ce lo sa spiegare.
      Alle domande dentro il vostro cuore.
      Alle risposte che non vi ho saputo dare.
      Alla mia fede. ve lo giurò,
      tutto si può superare.

      Buon anno al mio amore,
      alla sua certezza e alla sua passione.
      Quello che quando sorridete
      vi sa abbracciare.
      Quello che quando piangente,
      in fondo ai vostri occhi, mi ci fa arrivare.
      Alla fantasia che ci attrae,
      tra i vostri sguardi, e le mie promesse,
      che voi da grandi vi posso immaginare.
      A quel pensiero di meraviglia quale sia
      la nostra stima di uomini speciali
      dove ogni nostro gesto, espressione,
      battito di cuore, si svelano in tutti noi
      inverosimilmente uguali.

      Buon anno a voi. Gioia infinita.
      All'incanto di tutti quei silenzi
      dove solo le vostre voci mi gridano vita.
      Alle vostre braccia distese come ali,
      sulle quali si è spalancato un destino
      per ogni vostro sogno senza rivali.
      Buon anno a voi.
      A quel pezzo di strada avanti e indietro.
      Al vostro zaino, a volte mezzo vuoto,
      e a volte mezzo pieno.

      Buon anno a noi.
      Ad ogni nostro mentre.
      Perché tra milioni di questi, le stelle del cielo
      possano ritrovare ancora i nostri sorrisi uniti
      e intrappolati da sempre.
      Adriano Arfini
      Composta giovedì 31 dicembre 2015
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Adriano Arfini

        Io che mi chiamo Per Dono

        Io che mi chiamo perdono,
        sono intrepido e ho diversi volti.
        E così mi lascio guardare.
        Spesso mi sento in bilico
        mentre cammino su un filo di qualche precario orgoglio.
        E così mi lascio sentire.

        Senza attendere troppo
        avverto di essere l'asta di un acrobata
        che ha troppo presto la fottuta paura di cadere.
        Così poi mi sento afferrare
        diventando la staffa dell'altalena
        di un trapezio lanciata dal cielo.
        E così mi lascio vivere.

        Sono per qualche tempo una baita
        in cima ad una montagna
        che ripara dal gelo.
        Rimango per un po' di tempo
        sopravvivenza di chi da un dolore non sa più dove rifugiare.
        E così mi lascio abitare.

        Tuttavia il tempo scorre
        e mi succede di precipitare
        anche da quella malga che consideravo sicura
        e di ritrovarmi di nuovo abbandonato.
        E così mi lascio morire.

        Io che mi chiamo perdono,
        resto in disparte
        ad osservare chi non mi vuole tollerare.
        Lo vedo percorrere lentamente
        le gradinate di una sua fortezza
        fatta di dure pietre e senso della vita
        fino a vederlo raggiungere una torre.
        La più alta di tutte, quella della sua dignità.
        E cosi mi lascio disprezzare.

        Io che mi chiamò perdonò,
        proprio li abbasso gli occhi e nulla posso fare. Mi vedo costretto in un angolo come un pensiero di chi un giorno mi vuole prendere e di chi un giorno mi vuole lasciare. Posso restarci giorni, mesi, anni, e poi alla fine farmi abbracciare. Tante volte, invece, posso rimanere ad aspettare per una vita e anche questa non può bastare.
        E cosi mi lascio sognare.

        Io che mi chiamo perdono,
        allora, a volte, mi devo rassegnare.
        Comprendo bene di non poter stare
        con chi ha fatto troppo male.
        Con chi ha trafitto alle spalle con arma sleale,
        l'innocenza di un guerriero senza farlo voltare.
        È quasi come costringerlo di voler bene al male.
        E così mi lascio odiare.

        Io che mi chiamò perdono,
        sono nato per il bene
        e quindi dal male mi devo allontanare.
        E così mi lascio amare.

        Lo so... sono spesso ambiguo:
        chi mi usa non sempre lo fa per dimenticare
        e chi non mi usa non sempre lo fa per ricordare.
        Come nessun altro
        sono allo stesso tempo bello, brutto, buono e cattivo.
        Io che mi chiamo perdono,
        sono strano,
        tutti mi chiamano per "dono" ma nessuno mi sa regalare.

        A volte aspirato dalle grida di un rimorso.
        A volte concesso dal silenzio di un rimpianto.

        E così mi lascio esistere.
        E così mi lascio ammirare.
        Adriano Arfini
        Composta martedì 24 novembre 2015
        Vota la poesia: Commenta
          Questo sito contribuisce alla audience di