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Le migliori poesie di Ada Roggio

Acconciatrice, nato giovedì 29 giugno 1961 a Floersheim am Main (Germania)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Indovinelli, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: Ada Roggio

Libero

C'è chi parte perché fugge,
C'è chi parte per affari.
C'è chi parte per non tornare.
C'è chi parte ha il cuore rotto.
C'è chi parte perché ha rimpianti.
C'è chi parte perché ha tanti soldi.
C'è chi parte per abitudine.
C'è chi parte perché non ama.
C'è chi parte perché non si sente libero.
C'è chi parte perché ha perso tutto.
C'è chi parte senza salutare,
senza dare spiegazioni perché non vuol più tornare.
Lascia libere le ali per volare,
senza rimpianti, senza affanni.
Vola, va via, non ti voltare, non avrai rimpianti.
Getta la chiave di quel cassetto.
Finalmente.
LIBERO.
Composta mercoledì 29 giugno 2011
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    Scritta da: Ada Roggio

    Ciao mamma

    Festa della mamma.
    Entrammo.
    Entrammo di mattino presto.
    Entrammo con in mano un piccolo fascio di fiori.
    Entrammo nella casa del silenzio.
    A passi lenti,
    attraversai, attraversammo il viale alberato,
    lasciai cadere lo so sguardo
    su foto di vita vissuta.
    Vita passata.
    Vita strappata.
    Vita consumata.
    Vita a cui fu sottratto il sorriso.
    Vita.
    Quegli sguardi che un tempo avevan sorriso,
    lasciando su carta un ricordo,
    ricordo per molti ormai dimenticati.
    Mi accorsi di esser passata davanti ad amici, parenti,
    di non essermi mai fermata prima di all'ora.
    Mi si fermò il fiato,
    mi tremarono le mani,
    mi si strinse il petto,
    un nodo in gola.
    Arrivammo dinanzi al tuo altare oh madre,
    madre sua.
    Salì su per quelle scale ferrose,
    porgendo a te la mia preghiera,
    il mio saluto,
    non so per quale motivo sussurrai:
    presto verrò anch'io qui,
    tu tienimi la mano.
    Qui, non si sta poi tanto male!
    Finalmente potrò riposare.
    Ciao mamma.
    Composta martedì 15 maggio 2012
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      Scritta da: Ada Roggio

      Nullità

      Ok
      Ok avete ragione tutti
      Io l'errore
      voi tutti perle di saggezza
      Ogni notte però il pensiero di me
      di ciò che io sono oggi
      niente...
      Riempirà i vostri sogni,
      sogni confusi, risentirete sicuramente
      le mie urla
      i miei pianti
      la mia disperazione,
      perché il mio vero io, era talmente più forte di qualunque ostacolo, che ogni giorno veniva fuori più forte che mai, non accettava più il rimanere
      soffocato dalla mente retrò di vite atte a un mondo ancora non evoluto
      la notte
      vedrete il mio volto di allora
      ricordi!
      Oh madre mia !...
      che non era più lo stesso
      per te io una vergogna
      dovevo coprire quei segni fatti dalla mano ostile
      La confusione, la paura di essere sola
      Padre mio adorato,
      io che in silenzio ti ho tanto amato
      Capivo, capisco ancora oggi,
      non è colpa tua, capisci!
      Ricordo quel giorno quando vedesti quella carne mia
      dal colore non più rosa,
      le mani in faccia ti mettesti,
      e nulla più il coraggio di una difesa mia ti mancò
      vergogna fu la tua
      che ti fermò
      A loro poi nessuna colpa dò
      hanno difeso l'unione
      hanno tentato invano che ci fosse per me un ritorno
      lasciandomi sola
      punendomi
      senza più la loro voce
      senza più i loro sguardi
      senza più i loro rientri a notte inoltrata
      dove io aspettavo loro seduta addormentata
      Con me solo per poco, il mio adorato bimbetto
      Era triste è solo, soffriva più di me
      Ci guardavamo intorno un niente e basta
      Dormivamo nello stesso letto
      Buona notte
      Buon giorno fai presto
      A scuola non voglio andare
      Mille regole da non voler rispettare
      Perché ero fragile è sola
      Combattevo contro l'ozio di un adolescente
      Che voleva tutto,
      pur sapendo che non avevo niente
      Poi un giorno a giugno all'improvviso
      Dormo la con loro, ma torno presto!
      Invece tornasti quella sera
      Ci dicemmo buona notte
      Poi rivolgendoti con lo sguardo a me
      Due parole
      ed io capii
      era l'ultima notte che abbracciavo il mio bambino
      li cè tanta armonia...
      qui cè tanta sofferenza vado via
      un magone mandai giù
      la testa mi scoppio
      il cuore si sradicò
      a quel volere non mi opposi
      non potevo
      aveva deciso
      al cuore non si comanda lacrime calde scendevano sul viso ormai scolpito
      non più buon appetito
      non più nemmeno buona notte
      non più alzatevi è tardi a scuola
      non più niente
      restai completamente sola
      restai sola
      sola
      pensieri bui, come lame incandescenti cadevano nella mia mente
      volevo annullarmi
      non riuscivo più ad essere Io
      ero diventata il mio spettro,
      camminavo manco sapevo dove andavo
      molte volte ho preso la vettura
      e mi son fermata davanti al vuoto
      mi è mancato il coraggio
      tornavo a casa piangevo urlavo
      sembrava che sentissi i loro respiri mi riversavo nelle loro stanze
      il vuoto colpiva i miei occhi
      correvo via
      arrivavo giù a casa loro imploravo i loro nomi
      chissà nel loro sogno entrasse la mia voce
      ma la notte è scura è buia è fa paura

      L'abbandonarmi al voler cadere nel buio delle tenebre
      Perché sola
      sola, si sola
      Ritornavo sotto quella che era stata la nostra casa,
      ma non volevo più risalire
      allora mi addormentavo li in quella vettura rossa chiudevo le sicure
      e dormivo
      poi qualche notte dei bagliori mi hanno accecata le forze dell'ordine mi hanno fermata
      cosa fa lei qui in piena notte?
      Nulla sono sotto casa
      mi favorisca un documento
      ok tutto a posto
      vada a casa qui non è adatto restare
      mi obbligavano a rincasare.
      Tutti eravate affascinati dalla mia forte volontà di sentirmi forte
      Il lavoro andò in degrado non riuscivo più ad andare avanti
      Le lacrime scolpivano ogni giorno il mio viso
      Divenni il mio fantasma
      Padre mio ricordi quante volte mi hai fermata
      Accusandomi di che
      Io che avevo subito
      Dovevo stare zitta!
      Credevate tutti che non soffrissi,
      che la pazzia avesse preso il sopravvento
      Ma in realtà era solo una maschera quella mia
      Allora inutile fu per me restare
      In quella casa che mi portava a stare male
      Decisi la vendo è vado via
      Non avevo più guadagno
      Non avevo più la mia dignità
      Mi avevano sporcata sai perché
      Mentalità retro
      Una donna non può decidere di lasciare
      Anche se triste deve continuare
      Gli avvocati presero un accordo
      Anche se io non ero d'accordo
      Firma non puoi fare ormai più niente
      Urlai, mi fu detto cosa direbbe la gente
      Quel giorno ricordo tremavo da far paura
      Salì le scale e andai da mia madre
      Tutti presenti aspettavano
      Nessuno si intromise per capire
      Io nel panico assoluto volevo scomparire
      La voce di quell'uomo li in quella casa
      Mi rabbrividiva, si era li col suo avvocato
      Lui che aveva commesso il reato io ora
      Spogliata di tutto mi lasciò la casa che mi era stata donata
      Povero padre mio
      Fui costretta troppi ricordi
      Troppa sofferenza
      Volli gettare la chiave e scappare
      Andai via dopo aver venduto
      Ma per la verità volevo farla finita
      Mai avevo guidato tanto lontano
      Invece arrivai ai confini
      Il telefono un continuo silenzio
      a nessuno interessò che non ero più li
      una persona che credevo amico mi chiamò
      torna indietro mi gridò tu non sai guidare
      dove credi di poter andare
      Resto qui ora ci sono arrivata li a testa bassa mai più ritorno
      restai tra i monti e il mare incontrai l'amico che mi aiutò a venir fuori da quella grande corazza
      c'era la moglie la figlia sembrava io fossi di famiglia un calore
      famigliare ricevetti da questa gente a cui non poteva fregarsene niente
      cercammo un lavoro ma non ne ero convinta
      credevo che i miei adorati pargoletti mi mandassero a chiamare
      ci manchi torna indietro
      invece nulla solo silenzio come un automa mi misi
      nella mia vettura
      ero da far paura
      portavo taglia 38 un'acciuga stretta stretta
      ben messa mi ripetevano ma a nessuno davo retta.
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