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Scritto da: milanoteca
Penso alla rabbia e all'amarezza di coloro che non possono dire "auguri papà" o "auguri mamma"... e non solo perché li hanno perduti, ma perché purtroppo non li hanno mai trovati... penso al vuoto che certi genitori hanno lasciato nei loro figli, al dolore che gli hanno procurato e riversato addosso, con cattive azioni, gesti inaccettabili, umiliazioni, indifferenze... abbandonandoli a loro stessi... penso che anch'io proverei la stessa amarezza, la stessa rabbia, lo stesso vuoto, perché ad ogni "auguri papà" o "auguri mamma", mi sembrerebbe di rivivere quella mancanza e di risentire quel dolore, aggravato dal fatto che potrei non essermelo affatto meritato. Eppure ne conosco tante, e so quanto questa lotta possa essere dolorosa, ogni volta... e quanto questo dolore accompagni scelte e comportamenti e renda spesso difficile ogni possibilità di vivere appieno i rapporti con gli altri. Ne conosco tante, sì... e proprio perché ne conosco, so quanto valore hanno, nel bene e nel male, perché sono di una forza inaudita... penso anche alla sfortuna di questi genitori, che non hanno la minima idea di cosa hanno perduto, di cosa hanno lasciato... penso anche ad un altro aspetto per il quale mi sento di rivolgere a questi ultimi un "grazie" che probabilmente non comprenderanno, perché senza (almeno) il gesto di averle messe al mondo, queste "persone" non esisterebbero... e noi oggi non saremmo persone così fortunate, perché non avremmo mai avuto l'occasione né il privilegio di amarle.
Composto domenica 19 marzo 2017
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    Scritto da: milanoteca
    Quanto poco potere crediamo che abbia l'amore, e quanti usano la sua definizione convinti di descrivere ciò che provano, mentre lo confondono con un sentimento debole, passivo, sostituibile e condizionabile a seconda delle pratiche esigenze, in modo esclusivamente egoistico. Quanta poca conoscenza di ciò che questo sentimento è in grado di farci diventare, e di quanta forza sappia darci per scavalcare gli ostacoli più duri, fino a trasformarci in persone vere e decise, anche di fronte alla paura e al dubbio. Ma amiamo poco e male, per noia o per sentito dire, per solitudine o per capriccio, per moda o per civetteria... molto spesso con il calcolo e la convenienza che si addice a dei commerciali più che a degli innamorati. Ecco come muore un amore; quando pensando di provarlo lo manipoliamo a piacere nostro, o quando percependo nel profondo che ci possa aprire gli occhi e renderci davvero felici, preferiamo ucciderlo.
    Composto venerdì 10 marzo 2017
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      Scritto da: milanoteca
      Se fossi un ignorante (e non è detto che non lo sia), direi sempre quello che mi passa per la testa alle persone, per esempio che non mi piace la loro faccia, il vestito che indossano, la loro auto e i loro rispettivi compagni o compagne, che non sopporto le loro idee, la loro fede, la loro non fede, il loro partito di appartenenza, i loro gusti e le loro scelte. Farei loro delle domande dirette, tipo: ma perché hai postato quella cosa? Stai bene? - oppure: se la pensi in quel modo sei un coglione, o ancora: se dici così è perché non hai capito un cazzo... e questo per essere ancora moderati! Se fossi ignorante, direi tutto quello che non sopporto della gente e non mi preoccuperei affatto di farla rimanere male, di offenderla o di farmi dare a mia volta dell'ignorante... proprio perché lo sarei senza esserne cosciente, quindi non mi porrei affatto il problema, non lo vedrei nemmeno... e sicuramente mi considererei anche più furbo, più istruito e più intelligente degli altri.
      Composto mercoledì 21 dicembre 2016
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        Scritto da: milanoteca
        A certe persone non puoi dire realmente ciò che senti e che pensi, perché non ci credono, rimangono male. Tenti e ritenti mille volte, ti fanno anche domande precise, dirette, ma la tua verità non la accettano, ti dicono che è una bugia, che non è vero niente, e tu, stressato, ti trovi spesso costretto a dire le balle che vogliono sentirsi dire. Un po' lo fai perché vuoi loro bene, un po' per non offenderle, un po' per il quieto vivere. Dentro però sei amareggiato, ti senti quasi in colpa, conscio che la tua verità vera è fatta solo per te stesso, e vivi nella speranza di non arrivare mai a dirla per non essere ancora una volta non creduto, non capito, non accettato, schernito... allora inizi a vedere con altri occhi quelli che si allontanano in silenzio perché, pur non accettandola, pur non essendo in grado di condividerla, di reggerla, l'hanno capita... ti hanno creduto. Ecco perché, a differenza dei primi, arrivi a stimarli di più.
        Composto mercoledì 3 agosto 2016
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          Scritto da: milanoteca
          Trovo tristi le convenzioni, ci si deve comportare così, tutti lo fanno, tutti se lo aspettano, altrimenti sei maleducato, fuori posto, insensibile, e tutti si offendono, rimangono male, e poi al tuo posto "loro lo avrebbero fatto". Che tristezza non poter essere sé stessi in ogni occasione, ma essere solo ciò che gli altri si aspettano. Com'è limitata la convenzione di chi non esce dal proprio egoismo per poter comprendere chi non vive di consuetudini e rifiuta il comportamento ipocrita dettato dalle tradizioni o dal buon senso comune.
          Composto martedì 31 maggio 2016
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