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Diario


Scritto da: samuele rovaj
Una leggenda racconta che un solo gesto degno di nota possa cancellarne milioni inetti, indicibili, incomprensibili. Racconta che un solo sorriso possa cancellarne milioni più luminosi, una sola parola, mesi di silenzi. Racconta che un solo abbraccio ridarà calore ad un corpo gelido. Ci saranno intere giornate, forse anni interi che passeranno senza lasciare traccia del loro passaggio. Ci saranno persone che si accosteranno alla nostra vita per poi ripartire, e mentre tutto accade, mentre si cerca, si aggiusta, si giustifica, si semina, si raccoglie, mentre tutto questo avviene: si vive. E continueranno a dirti che chi semina raccoglie, che le distanze non contano, che il colore della pelle è un dettaglio, che le cose arrivano per chi sa aspettare, ma nessuno ti dirà mai quanto sia difficile sorridere se non ne hai un motivo, quanto sia complicato colmare quelle distanze, quanto sia logorante mostrarsi senza apparire, quanto sia sfiancante attendere di raccogliere dopo aver seminato. Nessuno racconta la tempesta prima del lieto fine. A nessuno interessa il viaggio prima della meta. La verità di colui che è stato abbandonato, ha lacrime più vere, urla più strazianti, ragioni più forti. Ma bisogna continuare, senza dimenticare quegli anni che non hanno lasciato segni, cicatrici. Perché dai segni e dalle cicatrici si ricomincia sempre, dal nulla, mai. Quindi cerca quel gesto degno di nota, quei sorrisi, quella parola, quell'abbraccio. Non si ricomincia mai da un lieto fine, non si ricomincia mai da un: "e vissero felici e contenti", si comincia e ricomincia sempre da un: "c'era una volta...".
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    Scritto da: samuele rovaj
    Avete mai chiuso gli occhi, occultato con le dita le orecchie e con le spalle distese su un letto, vi siete mai fermati ad ascoltare il rumore della vita che vi scorre dentro? Il cuore sembra pulsare contro le mani che stringono forte sulle pareti delle orecchie, il sangue sembra scorrere come un ruscello di montagna, i polmoni sembrano gonfiarsi e sbattere contro le ossa che li trattengono a stento, ed il nulla, quel sibilo che appena a volte abbiamo avuto il piacere di ascoltare prima di chiudere gli occhi e dormire, sembra divenire armonia, musica, vita. Tutto sembra scomparire, tutto sembra immerso in un bagno di niente, tutto sembra apparire chiaro; l'immensità di cui a volte temiamo la grandezza sembra regredire diventando poco più grande di un sospiro trattenuto a fatica nei polmoni, e la vita, quella che custodiamo sotto la carne, sembra tacere, facendo spazio a qualcosa di più grande, a qualcosa di sconosciuto, ad un segreto che non ci è dato sapere.
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      Scritto da: Pompeo Esposito
      Immagino la vita come una strada... un percorso, che di certo ha solo il punto di partenza... un cammino contrassegnato da distinzioni, evidenti, sin dai primi passi... difatti: c'è chi parte in pianura, chi parte in discesa, chi in salita e c'è pure chi non parte! Insomma, tra chi corre spedito, chi insegue zoppicando e chi alla prima curva finisce fuori strada, ci si impegna, giorno per giorno, ad affrontare tratti del percorso. Su questa strada si fanno molti incontri: persone care, persone gentili, persone malvagie, sconosciuti e cacacazzi... le prime (sempre più rare) viaggiano al tuo fianco e ti tirano con la corda nei tratti di strada in salita. Le seconde appostate, fra i tornanti, a bordo strada ti porgono la borraccia. Le terze te la rubano e ti fanno ruzzolare indietro. Le quarte, qualsiasi cosa fai se ne fottono. Le quinte sono un mix delle precedenti. Ah, dimenticavo! Riallacciandomi all'ultima categoria, ci sono pure le donne... si parte con quella che ti ha generato, la migliore fra tutte! Si prosegue con quelle che hai immaginato, ignare di tutti bei pensieri che gli hai dedicato... poi ci sono quelle irraggiungibili, quelle facili, le racchie e quelle alla tua portata... per farla breve, tra affetto, dediche, sogni irrealizzati, scopate, incubi e normalità si sceglie la meno peggio e si va avanti. Tra intemperie e imprevisti di percorso, ci si avvicina, stanchi e appagati, al punto d'arrivo... con la speranza di aver lasciato in eredità un buon esempio e qualche spicciolo per chi deve partire.
      Composto venerdì 2 dicembre 2016
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        Scritto da: Silvia Nelli
        Eri patetico ogni volta che inventavi scuse per coprire i tuoi errori. Eri squallido ogni volta che giustificavi le tue azioni attribuendone la colpa agli altri. Eri vergogna ogni volta che senza pudore facevi la vittima della situazione di cui invece eri il carnefice. Tu sarai anche fiero di ciò che sei, ma se fossi in te mi guarderei bene dentro perché le belle persone non giocano, ma si mettono in gioco! Questa è la differenza!
        Composto domenica 4 dicembre 2016
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          Scritto da: Jean-Paul Malfatti
          Il 30 novembre 2016 è già una data storica. Un giorno memorabile e significativo in cui i sentimenti di uno scambio fraterno di solidarietà, tra i tifosi di due squadre di calcio sudamericane, si trasformano nel simbolo evocativo di un evento insolito nella storia del mondo del football professionistico, tramutando la consueta rivalità sportiva che li divideva in fratellanza e simpatia reciproca, malgrado la tragedia aerea che ha coinvolto la squadra ospite.
          Composto sabato 3 dicembre 2016
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