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Diario


Scritto da: Luigi Mattiello
Credo alla storia del calabrone, che a causa del suo corpo goffo e sproporzionato non potrebbe volare, ma ho creduto a coloro i quali urlano al mondo di accontentarsi, perché chi si accontenta gode, a quelli che ti chiedono di non cambiare la strada vecchia per quella nuova e a quelli ancora, che chiedono a noi tutti di non fidarsi delle apparenze, perché mentono. Ho creduto a tutti loro, poi... Capisci, che i bambini sono felici perché non sanno che per volare c'è bisogno di un paio d'ali. Capisci, che chi si accontenta muore a metà e l'altra metà vive rimpiangendo la metà ormai scomparsa. Capisci, che non dovremmo aver paura dell'ignoto, ma solo un profondo rispetto. La luna mostra sempre la stessa faccia, ma nulla mi vieta di credere, che al di là di ciò che vedo non ci sia qualcosa che potrebbe riempirmi gli occhi di meraviglia. Capisci, che chi vive di apparenze è destinato a morirne, ma raschiare il fondo in cerca di certezze mostra solo metà di quella verità che proprio le apparenze a volte tengono nascosta. Dovremmo tutti essere un po' calabrone, forse un po' bambini, e credere che le mani possono arrivare sempre, dove la mente ti può portare.
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    Scritto da: Luigi Mattiello
    È strano quanto la verità possa cambiare la nostra esistenza, quanto una bugia possa a volte renderci liberi e felici; è strano quanto la tristezza spesso nasconda un animo geniale e allo stesso tempo macabro, quanto la consapevolezza di essere fragili ci renda forti, quanto un sorriso spesso nasconda le parole che non vorremmo sentire e quanto una lacrima ciò che in realtà vorremmo sentirci dire.
    È strano quanto possa apparire lunga la vita e l'istante dopo quasi non ci si accorga di averla già del tutto consumata, quanto possa essere futile sprecare del tempo a racimolare beni che non serviranno poi a nulla e quanto possa essere stupido riempirsi le tasche con un lavoro che non si è mai amato.
    È strano quanto tempo gettiamo mescolandoci con ciò che non ci apparterrà mai veramente e quanto poco invece con quello che ci rende realmente felici; è strano quanto la parola di un amico possa essere inutile, e quella di uno sconosciuto possa cambiarci la vita, quanto sia sottile la linea tra la vita e la morte, la tristezza e la felicità; è strano quanto la forza non si misuri con i muscoli che ricoprono il corpo ma con la forza di volontà dell'animo.
    È strano quanto tutto ciò in cui abbiamo sempre creduto possa sembrare l'unica cosa pronta a tradirti; quanto possa essere infantile credere di poter sfuggire alla morte fino a quando le prime rughe non verranno a solcare il viso, e quanto male siamo pronti a farci l'un l'altro consapevoli di poter essere perdonati.
    È strano quanto tutto ciò ci risulti ovvio solo nel momento in cui abbiamo la certezza di non aver più tempo per cambiare le cose.
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      Scritto da: Luigi Mattiello
      Salivo su un'altalena e mi ritrovavo a guardare il mondo a testa in giù, respirando lo stesso ossigeno, guardando lo stesso fiore sparirmi e ricomparirmi davanti. Salivo su un'altalena e mi ritrovavo a testa in giù a guardare lo stesso mondo ripetermi, che sacrificio vuol dire dolore in un mondo che insegna che puoi aver tutto allungando semplicemente la mano. Lo ascoltavo ripetermi che la felicità risiedeva in un corpo che mantenevi stretto al tuo e non nei sorrisi di chi quelle braccia le riempiva solo di oggetti. Quel mondo mi ripeteva che l'amore è per sempre, ma non sempre è amore quello di chi lo ripete tenendo i piedi ben saldi a terra. Allora la presi per mano e la invitai a salire su un'altalena e le mostrai l'amore, che non aveva bisogno di essere urlato in un mondo, che guardato nel verso contrario, a me appariva andare nel senso giusto.
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        Scritto da: Luigi Mattiello
        Mia madre mi consegnava le Madeleines tra le mani e io ringraziavo Dio per aver creato lo zucchero e la farina; le ginocchia erano sbucciate e i vestiti zuppi di sudore, io lo ringraziavo per aver creato i pomeriggi dopo la scuola. Quando la maestra mi colpiva con uno schiaffo, lo ringraziavo per aver evitato, che quello schiaffo, mi fosse dato da mia madre; lo ringraziavo per aver creato i citofoni con i quali invitavo gli amici a raggiungermi al parco e il telefono di bachelite, con il quale, raggiungevo i nonni con la voce a chilometri di distanza. Non avevo nulla, ma ringraziavo Dio, perché aveva il sapore di tutto.
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          Scritto da: Luigi Mattiello
          Esiste un momento in cui ti accorgi che la vita è un continuo ripetersi, un continuo proseguire lungo una strada che ormai conosci perfettamente; è svegliarsi in un giorno che ha il sapore di domani, ma l'odore di ieri. Quando arriverà quel giorno anche per te, smetterai di credere in quello che desideri e accoglierai con voglia quello che sei; ti accorgerai che i raggi del sole di prima mattina emanano lo stesso calore poco prima del calar della notte e che l'inizio di un viaggio ha lo stesso valore della fine del viaggio stesso. Ti accorgerai che avrai smesso di credere che qualcosa possa cambiare, perché per quanto tu possa sforzarti di stravolgere gli eventi, saranno loro che stravolgeranno te; ti accorgerai che le carezze d'un tempo non avranno più lo stesso sapore, i baci d'un tempo non saranno più appassionati come allora; ti accorgerai che i suoi sorrisi non saranno più luminosi come una volta. Crederai, poi, quasi di odiare ciò che prima avevi amato con tutto te stesso, crederai di dover rinnegare ciò che prima avevi difeso con tutte le tue forze e solo allora poi capirai che amare è complicato, ma non amare lo è di più.
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