Post di Pietro Riillo

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Scritto da: PR
29 giugno, ore 00.01. Eccolo arrivato. Sono 40, dentro e fuori di me. Vorrei fare finta di niente, che sono come i 37, i 38, i 39.... ma non riesco a mentirmi. La verità è che mi pesano. Sono sei mesi che s'appesantiscono, sempre di più. Non passa ora che non ci pensi, che non avverta l'approssimarsi di questo giro di boa. Mi sento un fuggiasco in un vicolo cieco. Così, stanotte, in un atto eroico, spengo idealmente tutte queste candeline. Ma non festeggerò. Mi godrò questa sensazione di luttuosa serenità che mi pervade. Questa è la mia torta. Buon compleannomi.
Pietro Riillo
Composto mercoledì 29 giugno 2016
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    Scritto da: PR
    Adesso, adesso, adesso... mi sforzo di dare ordine al tempo ma mi sfugge l'attimo di questo largo momento. Il presente non esiste, ciò che scrivo non esiste: è nato e morto mille molte e mille altre volte morrà, dopo aver letto ciò che era. L'attimo è lieve, minuto, scorre veloce e se provi a fermarlo è già passato. Mi rimane d'afferrare la sua idea per potermi dare la ragione di questo vivere a metà, tra memoria ed immaginazione per intendere di non poter essere, di non poter restare. L'attimo che sfugge è un indice che punta dall'alto di quel intelletto eterno che ha voluto disfarsi proprio dell'attimo, per poi un giorno, lontano e vicino, all'attimo far ritorno, quando ogni cosa non avrà senso, quando la vita non avrà sesso ed il futuro non sarà più... adesso, adesso, adesso.
    Pietro Riillo
    Composto martedì 1 marzo 2016
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      Scritto da: PR
      Sento che sto cambiando, cambio davvero. Ma non per qualcuno o qualcosa. Nemmeno per me stesso. Cambio perché si cambia. Si diviene altro da ciò che si era, continuamente. Su un sasso se ne ripone un altro e poi un altro e un altro ancora. Senza fare castelli, senza una meta o un desiderio. Si cambia perché è la vita, si cambia per vita. È come una lotta, cambiare. Si resiste finché si comprende che tanto è inutile, resistere. Già, tutto scorre; panta rei. E alla fine ci si arrende, s'atterra su un terreno sgombero, un cielo nuovo mai visto prima. Eppure stava li, che ci attraversava o ci avvolgeva. Ma noi no, non l'abbiamo mai visto. Ecco, ho descritto la vita. Ho descritto il diventare adulti. Saggio è deserto, colui che non arriva mai.
      Pietro Riillo
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