Bye bye Cinderella

Ciaone proprio!
Noi zavorrine non ci accontentiamo delle scarpette di cristallo. Che in casa fanno rumore, quello del piano di sotto poi si lamenta perché non può fare la pennichella, e per ballare conviene avere sempre le scarpe basse di ricambio.
Noi sogniamo in un altro modo.
Sono entrata col mio biker in un negozio di abbigliamento per moto, "per dare un'occhiata" e guarda quello e guarda questo, siamo usciti con casco e guanti nuovi per me! Il casco sembrava disponibile, nella mia taglia, solo in bianco e blu, ma ho chiesto di frugare in magazzino e l'ho trovato in bianco e rosso, mentre i guanti li ho scelti bianchi e fuxia: un regalo bellissimo, al di fuori della mie aspettative, una sorpresa meravigliosa! Non vedevo l'ora di collaudare il tutto!
Ieri abbiamo preso l'occasione al volo.
Usciti nel primissimo pomeriggio, lui si è fatto trovare con un'altra sorpresa per me: il sottocasco. Dice: così non sporchi le imbottiture con fondotinta e fard. Rispondo: genuflettiti quando parli di trucco!
Eh sì, eh: anche fra di noi ci sono le beauty addicted, e io non mi faccio di certo mancare un trucco studiato per la moto: fondo no transfert, ombretti in crema coloratissimi, quintali di mascara waterproof, rossetto indelebile!
Indossare finalmente il casco giusto, ha cambiato completamente il mio modo di "sentire" strada e moto. Niente più vibrazioni in testa, gli occhiali rimangono dove sono, la visuale è completa: la visiera è talmente trasparente che mi sembra di non averla affatto. I guanti mi calzano alla perfezione e non mi fanno sembrare un robot.
Fighissimo, sembra una nuova prima volta!
I muscoli non sono più così tesi e riesco anche a lasciar vagare la mente!
Siamo lo spartiacque fra le corsie di marcia,
Le auto scompaiono dai nostri sguardi, ai nostri fianchi, sono coriandoli colorati che lasciamo scorrer via. Il sole, il cielo, il cosmo ci sorridono.
Solo le mie mani sono un po' intorpidite dalla fatica.
Del resto, zavorrinare su una ipersportiva non è esattamente una passeggiata e le distrazioni non sono ammesse. Potrebbe essere uno sport consigliato per qualche suocera bisbetica.
Arriviamo al punto di ritrovo ad Arona e non smetto di sorridere.
Acqua tonica ghiacciata con limone in gola,
"Argent de poche" alla cassa e le pacche sulle spalle dei motociclisti soliti.
Ho voglia di raccontare a tutti del mega-regalo ricevuto ma - cosa vuoi? Per quel gruppo io non esisto, sono una specie di strana appendice e allora lascio che parlino di numeri e prestazioni, che è quello che i maschi fanno dalle scuole medie.
I pochi attimi in cui lui intreccia le dita con le mie mi inebetisco, che è quello che le femmine fanno dalle scuole medie.
Riprendiamo strada, dentro di me spero che, in fondo in fondo, qualche suo compagno di ventura gli invidi il fatto di avere una compagna che scommette un po' di coraggio.
La promessa è quella di costeggiare il lago, lo vedo volgere il capo corazzato verso la grande macchia blu a destra e mi chiede, fermatosi, se ne sento il profumo. Certo che lo sento. Ma più di tutto sento innamorarmi di più di lui. Non sapevo che sapesse apprezzare certi profumi.
La potente vibrazione, il canto aggressivo del motore mi riportano con la mente sulla strada trafficata dagli "autisti della domenica". In genere sono dei pirla che decidono di interrompere l'anonimato nei giorni festivi e mostrarsi in tutto il loro essere, viaggiando sì entro i limiti di velocità ma dimenticando tutte le altre regole della strada, per non parlare del buonsenso. Volendo evitare di fare la fine dei francobolli, lui deve continuamente tener mano ai freni, facendomi inevitabilmente cozzare il casco contro il suo e procurandomi dolori ai polsi, coi quali devo contrastare le frenate. Sono i rischi del mestiere di zavorrina.
La bestia a due ruote continua a ruggire e mangiare il nastro d'asfalto, io stringo, contrasto, premo, spingo, a tratti ho il fiatone e quando lui imbocca un rettilineo non mi resta che stringere forte le braccia intorno a lui, stare un po' più accucciata ed il più possibile dietro di lui con la testa, a costo di limitare la visuale. Sia mai che faccio la fine della bandiera o, peggio, che mi perdo nell'infinito come i palloncini delle fiere, che si sfilano dal polso e ciao ciao vola vola. Mi sento forte, il che mi ripaga di non essere nata gnocca.
Il casco mi preme sul naso, il che significa che la velocità è ipersonica. Il che significa che la frenata, anticipata da un freno motore davvero ganzo, mi costringerà ad inventarmi muscoli che non ho per non spatasciarmi addosso al mio cavaliere senza paura. Che se si spatascia lui finiamo non voglio neanche pensare dove.
Non son gnocca, ma sono forte, dicevo. Io che invoco la grazia a tutte le divinità se vedo un insetto, io che mi immagino con una gamba rotta quando devo salire sulla sedia per prendere la nutella che mi nascondo da sola, sono scomodamente appollaiata sul trespolo di una sexyssima moto rossa fiammante, coi lombi infiammati, la cervicale che grida vendetta ma un coraggio che mi viene da darmi la pacca sulla spalla da sola. Come dovrò vestirmi al gran galà in cui mi premieranno come zavorrina del secolo? Mi faccio truccare da cliomakeup? Ma soprattutto: perché non mi hanno ancora premiata?
Il mio cavaliere sposta il sedere di lato e mi preparo a vedere il mondo ad un angolo tra i quarantacinque e i quarantasette gradi, con la mano opposta mi aggrappo al serbatoio e mi ripeto che sono forte, che sono la Cenerentola del terzo millennio e questo è il mio gran ballo.
Al diavolo i vestiti pomposi, le acconciature posticce, ortaggi, topi e fate madrine, che poi da suocere te le voglio vedere.
E tanti saluti alle sorellastre.
Pamela Moi
Composto giovedì 4 agosto 2016
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