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Post di Mariella Buscemi

Psicologa/Autrice, nato domenica 3 gennaio 1982 a Enna (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Poesie, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritto da: Mariella Buscemi
Stasera ci incontriamo sull'ultimo soffio di maestrale. Ho misurato la forza dell'acqua sbattere sugli scogli senza rompersi. Si separano solo le gocce, in lacrime. Scendono sul volto delle spiagge che hanno salutato il sole e le assorbono tra i pori degli infiniti granelli. L'orizzonte è uno schema e l'ultima increspatura crea intersezione. È la superficie che raggiunge più facilmente l'abisso, gira in vortice, rimescolando conchiglie ed emozioni. La sera fa credito alla luna e ci rimette in freddo, inaspettato, e le braccia intorno alle mie spalle fanno isola. M'abbraccio come mi riesce meglio. Da sola. I fondali giocano con l'indifferenza e dei coralli non sento parlare già da un po'. Gli occhi tradiscono la mia immobilità, litigando tra ciglia e palpebre. L'atto è quello dello stringersi. Stringersi stretti, però, di quelle strette che non lasciano penetrare neppure l'aria. Ed è questa che manca. Spazi aperti più chiusi di serrature e chiavistelli. C'è una grande porta sulla riva. Se mi metto di taglio, ti vedo oltre alla prima onda, al civico delle risacche che hanno tentato di raggiungermi, ma che hanno trovato la maniglia abbassata. Se raccolgo una conchiglia e la metto tra orecchio e spalla, finirò per sentire la tua voce.
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    Scritto da: Mariella Buscemi
    Ho dismesso gli abiti che non erano i miei. Guaine soffocanti che non lasciavano respirare più la pelle. L'anima in apnea. Inanello parole e agghindo gli umori, mentre faccio su e giù dal porticato, contando i ciottoli, schivando i rami bassi degli alberi. È tutta aria nuova quella che inalo; probabilmente, se mi fosse stata data la possibilità di scegliere, non avrei respirato questa. Ma non è cattiva. Cade giù dal cielo dopo la pioggia, bacia terra e si appropria dei miei polmoni. Ho ricordi seppelliti tra letture e immagini e quante volte ho catturato il mare negli occhi, tanto da farci navigare dentro le vele, gonfiandosi di brezze. Sono stata precipitosa nei tramonti, azzardata negli orizzonti e a segnare linee, mi sono ritrovata con le dita in aria, fatte penne di carne, e ho aggiustato le curve delle idee, smussato gli angoli dell'insicurezza e tra i gradini del coraggio ho trovato la dignità di arrampicarmi. Le foglie sono ferme, fisse sullo scenario dell'etere. Un arcobaleno nero che non distilla colori. Eppure, la prospettiva di toni diversi. Mezze tinte insopportabili. Gradazioni attenuate, tratti offuscati. Ombreggiature nei contorni a ridosso dell'indefinito. Indefinibile. Rischiara con l'azzurro e smorza d'arancio. Stempera mentre ammorbidisce.
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      Scritto da: Mariella Buscemi
      Aspetto le cose che scappano e son diventata regina degli spiragli, a dialogare con i silenzi che fan posto a parole, sempre troppo poche e lasciate a metà, tra il "vorrei sentirmi dire" ed il "vorrei che mi dicessi". Sorseggio gli attimi e saltello sul ricordo della tua voce e nulla è dimenticato e tutto è nostalgico quando lambisce le ciglia, lasciando l'umido delle emozioni forti che ristagnano in tutti gli angoli delle leggerezze. Ti cercherò in un altro tempo, così futuro da fare impallidire qualsiasi presente e sarà sfida per i passati e questi stessi, insieme, non vorrei avessero epoca o memoria, ma lascerebbero sulle nostre mani il creato dello sconosciuto, l'impalpabile cielo che sconfina, le piogge mute che si inchinano con i loro aghi che esigono pelle ed il bagnato sui crinali dove sorgono i polmoni, quando i tuoi palmi in pretesa d'aria, trovandola sui seni, masticherebbero fiati. Averne sempre fame. Non diminuire la stretta. Solfeggio tra le labbra nei toni cadenzati, tra il blu ed il porpora e l'effettivo pervinca. Ci sei quando t'invoco così?
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        Scritto da: Mariella Buscemi
        Mi lascio il sospeso come le corde che sento in gola prima d'un pianto a forza ricacciato indietro, come quando il sole ha voglia imperiosa d'affacciarsi e soffoca dietro la nuvola o le volte in cui le foglie restano attaccate, caparbie, ormai gialle e nonostante il vento e quando la riva è pronta ad asciugarsi, ma la risacca si spinge sempre un po' oltre al confine segnato dall'ultimo ritorno di spuma. Quando l'argento scurisce, ossidandosi e credo che anche i miei polmoni abbiano in sorte lo stesso svilimento dei respiri che finiscono per passare per condotti sempre più ostruiti dal calcare del nostalgico o dell'incompiuto in quella parte di notte dove il sonno rimane con gli occhi aperti dei bambini terrorizzati che hanno visto il brutto del giorno e se lo portano sotto al letto. Dormo su un mostro anche stanotte.
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          Scritto da: Mariella Buscemi
          A fatica. Anche per accendere la luce di sera, sporgendomi oltre il buio, volgendo lo sguardo verso le serrande, intravedendo poche stelle ed una luna decisamente intermittente. Ha cassetti, il cielo e vi ripiego le stoffe della mia stanchezza insieme ai sacchettini di lavanda dell'attesa. Le mani non possono far altro che rimanerne impregnate e, col mio profumo, crearmi la pazienza. Passo sul divano ed iniziano le mie prove logiche che mi ingiungono di non prendermela con chi non c'è, che se le cose non esistono non puoi sentirne la mancanza, così, con la testa tra le mani e gli occhi a terra, il pavimento si apre nel vuoto di proiezione che ho dentro. E tentare di mettere giù un piede per accertarmi se davvero non si tocca e se oltre si estende l'abisso, se casa mia è diventata un orlo quando tutto mi sembra assenza di gravità e ciò che di umido mi sta lavando la faccia è baricentro di tutto questo. Ha cassetti chiusi, il cielo. Ha buttato fuori tutti i sogni, lasciando dentro me, che ogni tanto apro per prendere in prestito nuvole.
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