Post di Alessandro Petrelli

Autore e Fisioterapista, nato giovedì 19 aprile 1990 a Lecce (Italia)
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Scritto da: Alessandro Petrelli
Non importava come e quando, è bastato incontrarsi, è bastato guardarsi negli occhi e scrutarsi un attimo all'interno per creare quel legame. E non importavano le condizioni dei soggetti o le loro intenzioni, quel legame si è creato in un modo egoisticamente perfetto ed è cresciuto, fregandosene delle loro menti, delle loro paure, delle loro sicurezze. Non sono importate le conseguenze, né i dolori, né i sensi di colpa, quel legame doveva crescere senza pensare a nient'altro. Non ci fu un caso, non ci fu una coincidenza, nessuna forza avrebbe retto, nessuna negazione sarebbe durata, quel legame doveva crearsi, era tutto scritto, bastava un incontro, un semplice sguardo.
Alessandro Petrelli
Composto sabato 6 maggio 2017
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    Scritto da: Alessandro Petrelli
    Mi piace dividere gli anni in cui ho vissuto in due periodi: il periodo della riva e il periodo del mare aperto. La maggior parte delle persone passa la vita standosene a riva. In fondo si sta bene: c'è la spiaggia, il bel mare, gli ombrelloni, altre persone con le quali scambiare qualche parola. Perché mai dovremmo inoltrarci in mare aperto? A riva non c'è bisogno di nuotare, in mare aperto si. Altrimenti anneghi. A riva stai rilassato a prendere il sole, in mare aperto sei costretto a lottare anche con te stesso. Ma avete mai provato a pensare a cosa rappresenta la spiaggia in cui vivete sul planisfero? Niente, soltanto un puntino indistinguibile dal resto. C'è un mondo oltre l'orizzonte. Ho deciso di inoltrarmi in mare aperto quando ho capito che avevo voglia di scoprire quel mondo. Non mi andava di accontentarmi di quella sola spiaggia. Avrei voluto vedere altri posti, se più belli o più brutti non avrebbe fatto differenza. Sarebbe servito comunque. Perché nessuno mi ha mai assicurato che quella spiaggia fosse il posto adatto a me. Sono semplicemente nato lì per caso. I primi anni in mare aperto sono stati difficili. L'orizzonte inizialmente è sempre uguale: un'infinita distesa blu che sembra non volerti mostrare altro. È l'orizzonte la cosa che ci rende più insicuri, che ci impedisce di partire. A volte mi son sentito annegare. A volte mi è venuta voglia di tornare indietro. Ma ora sto cominciando a vedere nuovi posti e ho capito che spreco sarebbe stato passare la vita su quella spiaggia. Sono all'inizio del mio lungo viaggio ma mi sento di consigliarvi una cosa: non abbiate paura di nuotare da soli. Oltrepassatelo quell'orizzonte!
    Alessandro Petrelli
    Composto sabato 28 gennaio 2017
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      Scritto da: Alessandro Petrelli
      "Dottore io non sarò più felice."
      "Perché dice questo?"
      "Come perché? Mi ha visto? Ho un braccio e una gamba paralizzati. Così, da un giorno all'altro. Il giorno prima ti senti Dio e il giorno dopo fai i conti con l'imperfezione."
      "Crede di non poter essere felice con un braccio e una gamba?"
      "E come potrei?"
      "Vede, io oggi ho due braccia e due gambe, sono felice, mi sento perfetto. Sa perché? Perché ho imparato ad essere perfetto e felice con due braccia e due gambe, come tutte le persone che ho intorno, e quindi so fare tutto, sento di avere il mondo in mano. Ma mettiamo che stanotte tutti gli abitanti della terra andranno incontro a una mutazione e si sveglieranno domani con quattro braccia e quattro gambe. Tutti tranne io. Tutti sapranno sollevare quattro oggetti alla volta e sapranno correre più veloce. Tutti tranne io. Non mi sentirei più perfetto. Non avrei più il mondo in mano. Eppure oggi mi sento Dio con le stesse cose che avrei in quel domani. Sa cos'è successo? È successo che ho basato la mia felicità sul confronto con gli altri. Non bisogna pensare a cosa hanno gli altri in più di noi, bisogna pensare a ciò che abbiamo e sfruttarlo nel migliore dei modi. Non c'è scritto da nessuna parte quali sono gli occorrenti che servono per poter essere felici. Nessuno ha mai detto che abbiamo bisogno per forza di due gambe o di due braccia per essere perfetti. Serve solo scegliere. Perché essere felici si può, anche adesso."
      Alessandro Petrelli
      Composto domenica 22 gennaio 2017
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        Scritto da: Alessandro Petrelli
        Non è che ci arrabbiamo con chi è sincero. Le persone sincere hanno più probabilità di litigare perché dicono la verità, e la verità non tutti la conosciamo. Non ci arrabbiamo perché ascoltiamo la verità, ma perché la neghiamo. Soprattutto la verità su noi stessi. È una cosa naturale, sono dei meccanismi di difesa che ci proteggono dai tanti brutti difetti che abbiamo. Essere in grado di notare i propri difetti non è da tutti, è da pochissimi. Certo, penserete sia potenzialmente costruttivo conoscerli, ma vi assicuro che potrebbe essere anche terribilmente dannoso, la fonte di tristezza più grande. Perché chiunque sceglierebbe di cambiare qualcosa che abbiamo intorno, senza pensarci due volte, ma quando quel qualcosa ce l'abbiamo dentro, allora no, qualcuno resterebbe a pensarci per tutta la vita.
        Alessandro Petrelli
        Composto martedì 3 gennaio 2017
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