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Commenti a "C'è un unico errore innato, ed è quello di..." di Arthur Schopenhauer


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Beh non credo che si ha paura di trovare la felicità o la serenità o ancora di guardarsi dentro.
Sono più convinto che non si ha voglia o tempo di guardarsi dentro.
quello che ho notato è quello di porre poca attenzione a NOI STESSI.
Siamo così presi dall'ESTERNO che curiamo poco l'INTERNO.
E questo mi puzza un tantino di ipocrisia, di voler "apparire" e non di voler "essere".
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si guarda lontano perchè abbiamo paura di guardarci dentro...tutte le risposte sono gia' dentro di noi. La felicita'...la serenita' è in realta' quella  "cosa occulta" che abbiamo paura di trovare. è piu' facile lamentarsi di morire che accorgersi di voler davvero vivere ed esistere...
un saluto
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La vita non conosce termini come felicità e tristezza buster... sono derivati della mente degli uomini e nient'altro.  L' 'uomo parla di se stesso e coinvolge la vita, come se i suoi pensieri centrassero con "ella" che , oltre che vi ha ospitato insieme a tutti gli altri comuni animali, si deve anche sentire messa in mezzo per le vostre creazioni demenziali che nulla centrano con la vita stessa.
Ma li mort*acci vostra !!.
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Grazie per l'invito Giuseppe ci vengo di corsa.
Dopo aver letto i commenti, le domande che mi vengono in mente
Perchè la felicità è tanto desiderata se sono pochi a crederci?
Ma perchè la si cerca sempre guardando lontano?
Leggendo i commento di Agatina e di Dana credo di aver inteso che basti poco per essere felici.
Penso che forse loro hanno ragione, ma devo anche ammettere che è proprio l'indole che ci porta a guardare lontano, perchè?
E' proprio vero l'erba del vicino è sempre più verde.
Penso che sia giusto guardare lontano ma è anche importante guardarci attorno, casomai vicino.
Tante volte mi dico tra me e me era meglio prima che non avevo nullo che oggi che ho abbastanza, la vita me la godevo meglio.
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Parlano piano al sole le ombre stanche di rumorose rabbie
e infinite menzogne. Lunghe di sterminati fili in lunga fila sorde ai tonfi di corpi che vengono abbattuti. Tra poco arrossa il cielo della sera
sospeso tra azzurri spazi gelidi e lande desolate. Quietami i pensieri
e le mani e in questa veglia pacificami il cuore.
Così vanno le cose, così devono andare. S'alzano sotto i cieli spenti
i canti di chi è nato alla terra, ore di volontà, focose speranze, energie costrette e si muove le danza... danza.
Festa stanotte di misere tribù sparse impotenti, di nuclei solitari
che è raro di vedere insieme ancora e s'alzano i canti e si muove la danza. Muoiono i preti rinsecchiti e vecchi e muoiono i pastori
senza mandrie, spaventati i guerrieri, persi alla metà i viaggiatori
la saggezza è impazzita, non sa l'intelligenza, la ragione è nel torto, conscia l'ingenuità, ma non tacciono i canti e si muove la danza.
Quietami i pensieri e il canto e in questa veglia pacificami il cuore.

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