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Commenti a "C'è un unico errore innato, ed è quello di..." di Arthur Schopenhauer


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E per trovarla, naturalmente. Dentro di noi.
So sprach Giuseppe Freda.
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In questo senso, contrariamente al guru Schopenauer, ritengo che noi esistiamo appunto per cercare la felicità.
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Questa considerazione è una pietra miliare, a mio avviso, per la comprensione del concetto di felicità.
Più che di concetto indeterminato, lo definirei relativo.
Esistono cose o situazioni che rendono felici taluni, e ad altri non fanno nè caldo nè freddo, e viceversa.
Secondo me l'errore è nel ritenere che la felicità debba per forza derivare dagli eventi, cioè da circostanze esterne all'individuo.
La felicità, viceversa, mi appare come una condizione del tutto soggettiva: qualcosa che nasce dal nostro intimo, che dipende molto più da noi stessi che dagli eventi esterni. Dipende da ciò che noi percepiamo del mondo e di noi stessi.
Del resto è così per tutte le cose: i sentimenti sono cosa nostra, non cosa che possa essere indotta dall'esterno.
Per questo vado ripetendo che il nostro fine deve essere costruire noi stessi, e non cattedrali di fatti e di cose.
In questo sono un po' induista, lo so.
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Sfortunatamente, il concetto della felicità
è un concetto così indeterminato che,
sebbene ogni uomo desideri giungere ad essa,
nessuno tuttavia è in grado di dire determinatamente
e coerentemente che cosa, in verità, desideri e voglia.
Causa di ciò è che tutti gli elementi che concorrono
a formare il concetto della felicità sono empirici,
ossia devono essere tratti dall’esperienza,
mentre all’idea della felicità si richiede un tutto assoluto...
un massimo di benessere nella propria condizione attuale
e in ogni stato futuro...!
In breve, nessuno è in grado di determinare con piena certezza,
in base a un qualsiasi principio,
che cosa effettivamente lo renderà felice...
perché, per questo sarebbe necessaria l’onniscienza.
E’ impossibile, quindi,
agire secondo principi determinati in vista della felicità.
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Per Vincenzo: dare dei ciarlatani a Kant, Pascal, Hegel e Kierkegaard mi pare "nu poco esagerato".
     Si tratta di autentici genii: ti cito solo, a proposito di Kant, l'ipotesi nebulare sulla nascita del sistema solare, concorde con quella di Laplace e rivelatasi esatta... Quanto a Pascal, fu un genio anche matematico...
     Forse tenere le vele un po' più basse non sarebbe un male, ove si consideri (anche) che Nietzsche terminò la sua esistenza dopo aver abbracciato un cavallo per strada...
     Circa la frase di Schopenauer di cui è commento, riesprimo la mia opinione diametralmente opposta, SENZA MOTIVARLA, nella certezza che due opinioni immotivate, cioè assiomatiche e dogmatiche, valgano entrambe ZERO.
     Esattamente quanto le tue, del pari assiomatiche ed immotivate.   : ))))))))))))

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