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Commenti a "Dobbiamo avere fede che la ragione produca la..." di Abraham Lincoln


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C A ZZ Z Arolaa commento dissolto nell' etere .L' iperuranio ringrazia  !
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Giulio, non riesco a capire da quale mia affermazione tu tragga la conclusione che il padre del bambino non abbia niente o nessuno da perdonare.
    Per il resto, il perdono di cui parlo non è da intendersi in senso giuridico, come esenzione da pena: fossimo in diritto civile, potremmo anche parlare di una remissione del debito ad opera del creditore, ma in diritto penale il perdono individuale non ha rilevanza, e la pena si sconta ugualmente.
     Il perdono di cui parlo riguarda invece esclusivamente la sfera interiore di chi perdona; e il perdonato può trarne benefici spirituali, oltre che per una via occulta che tra breve ti spiegherò, solo ove si renda conto dei motivi del meraviglioso ASSURDO che è il perdonare.
     Questi motivi, come ti dicevo, si sostanziano nell'amore del prossimo. Volendo scendere un po' più in profondità, si sostanziano nella consapevolezza (non di tipo razionale, e tanto meno cervellotico) che OGNI ESSERE UMANO, anche il più malvagio ed abietto, reca in sé la scintilla di Dio, fa parte cioè di quel "noi" in cui si sostanzia la presenza di Dio. E dunque nei confronti di quel colpevole, qualsiasi crimine abbia commesso,  chi è consapevole di tutto ciò, non può nutrire che una profonda pietà, e farebbe di tutto perché quel colpevole possa pentirsi e ritrovare la sua dignità di essere umano e di figlio di Dio. Questo è, in sintesi, il motivo del perdono.
        Questo atteggiamento spirituale giova innanzi tutto al perdonante, perché è l'UNICO SCUDO possibile contro il contagio del male. Il quale contagio è capace di uccidere non i soli corpi, ma le anime: il che è molto peggio.
         Quanto infine alla prospettiva "sociale" di cui tu parli, devi capire che il diritto e ogni altra forma di regolamento dei rapporti sociali (la consuetudine, la buona educazione, il rispetto, la stessa cooperazione ove tutelata da norme) ne colgono solo gli aspetti esteriori, che sono fatti di AZIONI. Ma esistono "fili" molto più sottili e profondi che legano tutti gli esseri umani tra di loro. Se infatti il "noi" è Dio, pensa di quante realtà nascoste la gente non si rende assolutamente conto. Queste realtà nascoste, che sono ancora e sempre atteggiamenti spirituali, credimi se ti dico che valgono molto di più delle azioni, e valgono di più sia in positivo che, purtroppo, in negativo.
    Quest'ultimo aspetto è trascurato dall'opinione comune, che guarda solo ai FATTI, e non guarda ai sentimenti ed ai pensieri, ed alle potenti forze che si combattono in tale ambito. Viceversa sentimenti e pensieri valgono ancor più delle azioni, e se solo foste appena un po' più coscienti di voi stessi vi rendereste conto di possedere poteri che, nella "normalità" dell'opinione comune, neanche si possono immaginare.  In questo senso, il perdono ha un valore pari a quello della preghiera collettiva: e, oltre a giovare spiritualmente a chi perdona e a chi viene perdonato, giova, su questo piano sotterraneo, sconosciuto e disconosciuto, all'intera comunità umana.
     Non stupirti delle cose che ti dico: esse sono l'ABC del misticismo. Oltre ad essere conosciute molto bene da qualsiasi monaco buddhista, e anche da qualsiasi suora di clausura, lo sono anche ultimamente, e in maniera ancor più trasparente, da qualsiasi scimmia appena un tantino più evoluta.
      (Solo ora, rileggendo, mi rendo conto che questo nostro dialogo sta diventando una sorta di "intervista con il vampiro". Ho cancellato alcune parti, ma poi le ho riscritte, perché sta bene così: se ho scritto alcune cose, evidentemente è perché dovevo scriverle. Chissà dove e chissà quando, saranno evidentemente utili a qualcuno).
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Ma il padre di un bambino ucciso da quelle bombe a grappolo , allora non ha nessuno o niente da perdonare ?
Secondo me invece ha una lista troppo lunga  di persone ed entità cui sforzarsi di rivolgere il proprio perdono  , ma essendo tale compito arduo se rivolto solo ad uno , in simili casi di pluralità di colpevolezza , è ancora più difficile , impensabile , direi ; inoltre, se ipoteticamente , mai , il padre ci dovesse riuscire , vorrei meglio comprendere quale sia il beneficio che egli ne trarrebbe, visto che il perdono  "arreca benefici spirituali innanzi tutto al perdonante".
E' necessario convincersi di qualcosa di incomprensibile per poter sperare un beneficio, forse perchè sarebbe l' unica cosa che egli possa fare per non cercare vendetta - azione non desiderabile socialmente , poichè come dici bene tu , questa produrrebbe una catena di azioni simili o che accrescono il loro potere distrutivo-.
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Tu ragioni, Giulio, in termini di reazione sociale all'azione criminale. La reazione consiste nella sanzione, che varia a seconda della gravità del crimine commesso.
      Già da tempo, nel diritto penale l'idea repressiva è stata sostituita dall'idea della rieducazione e della prevenzione: alla pena, secondo quello che è stato definito il "sistema del doppio binario", è stata affiancata la misura di sicurezza. Questo sistema non va bene ai fautori della teoria retributiva, proprio in considerazione della pretesa funzione deterrente che avrebbero per alcuni crimini pene più severe e draconiane, inclusa la pena di m0rte.
       Niente di più fallace: tant'è che, proprio in quegli stati americani in cui tale ultima (e barbara) pena è più praticata, maggiore è la commissione di crimini che la meriterebbero.
       Ma in generale, io direi che TUTTO il diritto penale è estremamente primitivo. Se il fine è infatti (e non potrebbe essere diversamente) la PREVENZIONE (cosa è lo stesso deterrente di cui parli, se non una forma di prevenzione?), bisogna dire che il diritto penale, per sua natura inteso ad irrogare sanzioni a fatto compiuto, appare in re ipsa la forma più primitiva di prevenzione possibile.
        E torniamo al solito punto: l'attuale situazione del genere umano è estremamente primitiva ed arretrata: siamo un pianeta delle scimmie, Giulio, e non tanto per le norme di diritto penale che ci siamo date, quanto per il fatto stesso di avere bisogno di un diritto penale.
       Quanto a coloro che hanno sganciato l'ordigno sul parco giochi, ed a chiunque compia i crimini più efferati, vorrei fosse chiaro che il perdono è un fatto individuale, non sociale (un sentire sociale non esiste: esistono solo sentimenti dei singoli individui); e che esso arreca benefici spirituali innanzi tutto al perdonante, per l'avvenuto superamento del sentimento di rancore e di vendetta.
       Circa poi la giustizia di cui parli, è mio parere che la giustizia umana sia di sua natura fallace e... scimmiesca; e che quella divina non possa che coincidere con l'amore. Chi dice che Dio "è buono, ma è anche giusto" pecca a mio avviso di una visione antropomorfica della divinità, giacché non possono esistere limiti all'amore di Dio.
        Chiaramente, poi, questi discorsi sono meno che nuvole per chi in Dio non creda.
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Per Margherita: nessuno di noi potrà mai orientare il bene su larga scala. Anche la stessa Madre Teresa di Calcutta non ha potuto fare altro che rimanere accanto ai suoi lebbrosi, che erano tanto pochi rispetto a ciò di cui vi sarebbe stato e vi sarebbe bisogno, e sicuramente anche rispetto a ciò che lei avrebbe voluto fare.
     Siamo gocce nel mare, la cui prima funzione è senza dubbio rimanere H2O e non divenire arsenico. Dopo di ciò, ciascuno di noi può fare ciò che può fare, anche in dipendenza delle occasioni che ci si presentano. Ma sempre gocce nel mare rimaniamo.
     Quanto poi al trarne merito, chi mai ha parlato di meriti? Lo stesso Gesù Cristo ha asserito che chi fa la volontà di Dio altro non è che un servo inutile, il quale ha fatto semplicemente ciò che era tenuto a fare...
      Giustamente però parli di NECESSITA', perché l'amore non deriva dalla ragione o dall'obbedienza ad un precetto, ma è qualcosa di spontaneo, che noi riusciamo a dare solo nella misura in cui lo proviamo e in cui lo sentiamo necessario.
       E diverrà necessario: addirittura indispensabile.
       Quanto al caso che prospetti nel commento 95, SENZA DUBBIO il primo impulso è quello di rendere male per male a coloro che si permettono di commettere crimini di quel tipo (e purtroppo ve ne sono tanti). Come lo si può negare? Si tratta di un caso limite in cui è veramente difficile provare amore e perdono. Ma non impossibile, se si considera una circostanza.
        Per chi è convinto che la vita non finisca con questa vita, TUTTI gli accadimenti materiali, positivi o negativi che siano, non hanno rilevanza in sé, ma solo in quanto occasione di prova e di evoluzione. In questa visuale, la m0rte fisica assume il senso di un inizio, non di una fine; e la posizione dell'omicida è molto peggiore di quella dell'ucciso, e dunque non può non destare maggior compassione ove si consideri che si tratta di un tipo di colpa che non può nascere se non da un'anima moralmente distrutta, e non può generare nell'anima che ulteriore e ancor maggiore distruzione. Il credente sa bene che è mille volte meglio subire il male, piuttosto che commetterlo. D'altra parte la vendetta, lungi dal porre nel nulla il male subìto, non potrebbe che generare altro male. Posto dunque che il m0rto non è in realtà m0rto, ma vivente, la persona in pericolo e da salvare (dalla propria abiezione) è l'omicida.
      Spesso, oltretutto, la vendetta è, moralmente, ancora peggiore del male che è intesa a vendicare, giacché spacciata per giustizia. Le uccisioni di Saddam, di Bin Laden e di Gheddafi, come del resto quella di Mussolini (e di Claretta Petacci !!) sono veri e propri ATTI DI BARBARIE legalizzati (e talora addirittura enfatizzati e lodati!!!), che fanno ancora più orrore dei crimini che erano intese a "punire" (nella specie, oltre tutto, NULLA era imputabile alla Petacci). Chiunque lodi la "resistenza" senza esecrare il crimine commesso a Piazzale Loreto è, a mio avviso, degno della compagnia dei delinquenti che lo commisero. E' lo stesso fenomeno per cui spesso divennero "martiri" delle più svariate idee politiche, resistenza compresa, insieme a tanti martiri reali, taluni volgari gaglioffi cui fu fatale l'ultima avventura.
      Uccidere è sempre uccidere: sia che lo si faccia nel buio di una strada oscura, sia che lo si faccia in guerra, sia che lo si faccia per difesa, sia che lo si faccia su una sedia elettrica.
      Ma questo è un altro discorso.

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