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Commenti a "Dobbiamo avere fede che la ragione produca la..." di Abraham Lincoln


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... oltre all' esempio apneistico ne  avevo scritto  anche un altro sulla tv , in cui osservavo che - nonostante potesse essere difficile da credere- alcuni non la amano ed addirittura la detestano e questo senza prendere ad esempio un programma tv  piuttostochè un altro.
Trovare delle  differenze  in questo contesto , equivarrebbe a definire le differenze percettive che il nostro olfatto è in grado di riconoscere in un assortimento di centinaia di cacche , ognuna di un animale diverso.Mi pareva però troppo forte l' impatto - nonostante debba ammettere che tale impatto sia il medesimo che mi tiene lontano da quell' apparecchio : La tv la sento con l' olfatto :-))
Perciò avevo scelto di  non scriverlo.
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Proprio questo svariato  assortimento multicolore  implica un altrettanta  differenziata  gamma di preferenze in ogni ambito da parte di ogni individuo.
Ora, se ci si pensa un po , appare evidente che ,essendo gradita a Tizio  un' attività , questa, può risultare indifferente , ma anche irritante , se non , addirittura insopportabile , a Caio. Ma allora stando a  " ama il prossimo tuo come te stesso" , se Pellizzari trova desiderabile e fonte di amore stare in apnea per sette minuti , non tutti trarrebbero lo stesso piacere nell' essere immersi per un medesimo intervallo temporale. :-))
Questa azione infatti sarebbe più egoistica e produttrice di piacere per Pellizzari che non per il povero malcapitato.
Anche il perdono , dunque , essendo un atto d' amore rivolto agli altri che produce effetti migliorativi e positivi verso il perdonante, può risultare azione del tutto indifferente al perdonato , senza fornirgli- come tu stesso mi pare non esplicitamente osservi-  alcuna utilità o vantaggio .Ora , se non produce alcun effetto benigno , ci sarebbe da indagare con più attenzione se questa amorevole , altruistica azione non produca effetti paradossalmente contrari .
Inoltre , come è possibile che tu identifichi il perdono come gesto altruistico , se in maniera dettagliata e precisa , tu stesso definisci gli effetti utili e benefici che ne trae solo  chi lo compie?  ( senza addentrarti , tra l' altro , ad indagare dell' ipotetica e paradossale  possibilità che esiste , per il perdonato , di subire effetti negativi da tale altruismo). Non è forse questo l' esempio dell' egoismo più puro ?
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Mio caro Giulio, un antico proverbio popolare ammonisce che "il guaio, è di chi lo passa".
     Esiste una psicologia di massa (uno dei primi ad evidenziarlo è il Manzoni, nel famoso episodio di Ferrer); psicologia che sempre di più, nei tempi moderni, viene studiata da venditori e politici al fine di orientarla verso alcune cose o contro altre. Credo tu sappia che ormai ciò costituisce una vera e propria scienza, ed è uno dei principali motivi di malessere della nostra società.
      Ma la società, come soggetto, non esiste. Per capirlo, basta riflettere sula circostanza che gli "umori" di una certa società non possono essere rilevati se non a livello statistico, in base a valutazioni percentuali CHE RIGUARDANO I SINGOLI INDIVIDUI. Credo che ciò possa valere di per sé a dimostrare che amore ed odio sono sentimenti individuali.
      Per questo motivo, non si può non dar ragione al detto popolare, e non ritenere che il "guaio", cioè il dolore atroce per il massacro di quei bambini sia (purtroppo) solo dei genitori e, in minor misura, di coloro che li conoscevano e li avevano cari. La "società" potrà certo subìre dei contraccolpi psicologici dall'accaduto; ma sempre a livello individuale. Se cioè si farà un'indagine statistica, ne verrà fuori una divisione del campione intervistato in percentuali, con maggiori o minori gradazioni di interesse e di "indignazione" per la vicenda; ma il dolore dei genitori non sarà neanche paragonabile al pur motivato dolore "sociale".
     L'intento dell'azione dei Mig, al riguardo, è altra cosa: che abbiano mirato a un contraccolpo sociale, è credibile; ma ciò non esclude che hanno causato il massimo danno ai ragazzi, togliendo loro la vita; poi ai genitori, per il dolore loro apportato; infine alla società. CIASCUNO di questi soggetti, genitori e SINGOLI INDIVIDUI facenti parte della società, ha la possibilità di trasformare il proprio dolore in odio o in pietà per gli omicidi. Ma questa partita si gioca e si giocherà sempre a livello individuale, e non sociale.
     Se ben guardi, è proprio questo il problema della comunità umana: l'incapacità di formare CORPO UNICO, come le api o le formiche. Siamo individui ed individualisti. Questo per un verso è un gran bene, perché comporta l'esistenza di individualità le più svariate, e dotate dei pregi e dei difetti più svariati; per l'altro è un gran male, perché non ci unisce, ma ci divide. In questa situazione, e per di più col progresso tecnologico (e tecnocratico) che rende sempre più potenti i potenti, e le sperequazioni che rendono i poveri sempre più poveri e sottomessi, il genere umano non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivenza in assenza di un mutamento epocale dei rapporti DI FORZA.
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Tutto da capo.
In effetti non ho fornito alcun elemento di appiglio  logico e contestuale al discorso.

In un precedente commento tu asserisci che "il perdono è un fatto individuale, non sociale"  ;  ma se cosi' fosse non si riuscirebbe a vedere  come fatto sociale possibile l' odio , il rancore ed il desiderio di vendetta di un popolo verso un altro popolo  in seguito ad una sconfitta in tempo di guerra , nè sarebbe possibile  spiegarsi  gli stessi sentimenti rancorosi e di rivalsa in seguito alla sconfitta di un popolo in tempo di pace ad opera del proprio governo , esattamente come sta avvenendo in Siria ed anche in qualche altro paese retto da un governo più moderno e tecnico - che si protende nel mar mediterraneo con due isole maggiori , delimitato a nord dall' arco alpino , con una popolazione di circa 60 milioni di abitanti ... -
Ora, io e te - e cosi' chiunque abbia avuto , stia avendo ed avrà il piacere di leggere questo sereno dialogo- ci stiamo immedesimando nel padre di un bambino del parco giochi in Siria , anzi nei padri di quei poveri bambini . A ben guardare però quei padri sono la società , perchè è la società che è stata colpita attraverso quei bambini , quei padri.
L' azione che i Mig hanno efficacemente portato a compimento è stata studiata e scelta proprio in virtù degli effetti psicologici che si sarebbero prodotti nella società e non nel padre di uno di quei bambini - costui è solo lo strumento di immedesimazione nostro , ma anche della società-.
Dunque il fatto che tu asserisca : " Quanto a coloro che hanno sganciato l'ordigno sul parco giochi, ed a chiunque compia i crimini più efferati, vorrei fosse chiaro che il perdono è un fatto individuale, non sociale (un sentire sociale non esiste: esistono solo sentimenti dei singoli individui); e che esso arreca benefici spirituali innanzi tutto al perdonante, per l'avvenuto superamento del sentimento di rancore e di vendetta" ,  implica la mia domanda " il padre di un bambino ucciso da quelle bombe a grappolo , allora non ha nessuno o niente da perdonare ?"
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Tié. Così impari a scrivere eresie.      : ))))))))))))))

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