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Commenti a "Mi auguro che sia possibile non riporre più il..." di Giulio Pintus


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- Ma il Natale, oltre a viaggiare in scatole e scatoloni, vi finisce anche, in due sensi: a) nel senso che lo spirito natalizio si è praticamente quasi del tutto ridotto allo scambio di doni, e dunque si è ridotto ad uno spirito... in scatola; b) nel senso che, una volta passata la festa, i presepi, gli addobbi luccicanti, i festoni e le luminarie dell'albero vengono riposti nel loro scatolone, insieme al surrogato di spirito natalizio di cui sopra.
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- Ora, è notorio, perché esperienza di tutti, che il Natale viaggia in scatoli, scatolini, pacchi, pacchetti e scatoloni: l'uso del regalo è ormai divenuto una sorta di con*dan*na, di ma*led*izione annuale per tanti che, sotto le feste, vagano nei freddi di fine Dicembre alla ricerca di idee e - ultimamente - anche con pochi soldi in tasca e un dia*volo per capello.
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- Innanzitutto, liberiamo il campo da un pre*concetto: l'augurio di Natale non è detto che debba essere per forza rivolto ad altri. Agli altri sono rivolti i semplici auguri di cortesia, della serie: "Buon Natale e felice anno nuovo"; ma un augurio "letterario" per il Natale DEVE essere qualcosa di più: deve essere una speranza, un voto augurale dotato di una qualche profondità, e semmai anche - perché no - indirizzato a se stessi.
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Mi sembra uno splendido augurio natalizio.
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A me sembra, in verità, uno splendido augurio di Natale, e tenterò di esporne i motivi.
- Innanzitutto, liberiamo il campo da un preconcetto: l'augurio di Natale non è detto che debba essere per forza rivolto ad altri. Agli altri sono rivolti i semplici auguri di cortesia, della serie: "Buon Natale e felice anno nuovo"; ma un augurio "letterario" per il Natale DEVE essere qualcosa di più: deve essere una speranza, un voto augurale dotato di una qualche profondità, e semmai anche - perché no - indirizzato a se stessi.
- Ora, è notorio, perché esperienza di tutti, che il Natale viaggia in scatoli, scatolini, pacchi, pacchetti e scatoloni: l'uso del regalo è ormai divenuto una sorta di condanna, di maledizione annuale per tanti che, sotto le feste, vagano nei freddi di fine Dicembre alla ricerca di idee e - ultimamente - anche con pochi soldi in tasca e un diavolo per capello.
- Ma il Natale, oltre a viaggiare in scatole e scatoloni, vi finisce anche, in due sensi: a) nel senso che lo spirito natalizio si è praticamente quasi del tutto ridotto allo scambio di doni, e dunque si è ridotto ad uno spirito... in scatola; b) nel senso che, una volta passata la festa, i presepi, gli addobbi luccicanti, i festoni e le luminarie dell'albero vengono riposti nel loro scatolone, insieme al surrogato di spirito natalizio di cui sopra.
- Di fronte a questa vera e propria piaga sociale, frutto di un consumismo ormai stantio (ed anche fuori luogo coi chiari di luna che corrono), l'augurarsi che sia possibile non riporre più il Natale in uno scatolone mi sembra un voto estremamente profondo e felice.
- Infine, l'espressione "mi auguro", in luogo di quella, più ovvia, "auguro a tutti" (che sicuramente sarebbe stata accettata), mi sembra spiritosa, poetica, ed anche discreta, perché esprime il concetto in maniera garbata, senza muovere appunti all'operato altrui.
   * * * * * dunque, a questa frase tenuta fuori dell'urna, anzi... dello scatolone di questo nobile concorso natalizio, cui peraltro, memore di passate batracomiomachìe, mi sono ben guardato dal partecipare.  Votate dunque con tranquillità: non vi saranno stavolta né marziani insolenti, né altre chiacchiere. Solo difese d'ufficio.  : )))))))))

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