Questo sito contribuisce alla audience di

Commenti a "È possibile che tutto ciò che la scienza non..." di Sir Jo (Sergio Formiggini)


15
postato da , il
Commento censurato, parte V

Senza pensare a Copernico o a Galilei, facciamo l'esempio del  povero Chandrasekhar. Era giunto in Inghilterra giovanissimo proveniente dalla sua India; e fu ri*dico*lizzato da sir Arthur Eddington, il più grande astronomo del tempo, per la sua teoria sul limite di massa oltre il quale le nane bianche non sarebbero più rimaste stabili, ma sarebbero collassate fino a divenire buchi neri. Nel 1936, coperto dal ri*dic*olo, fu costretto a lasciare l'Inghilterra. Nel 1983 fu insignito del premio Nobel, quando finalmente le resistenze del conformismo scientifico furono vinte dall'evidenza.
     E se ci fossero stati nel passato altri "Chandra" non altrettanto fortunati, solo semmai perché asserivano di aver veduto omini verdi,  di aver visto camminare un m0rto, o di aver assistito a un miracolo? Io lo ritengo molto probabile, perché il conformismo delle opinioni consolidate è un freno vecchio, che da sempre blocca il progresso del genere umano.
14
postato da , il
Ecco: la "parolaccia" è nella quinta e ultima parte. Un po' di pazienza, e mandiamo gambe all'aria quest' i*d*i*o*t*a di censore automatico.
13
postato da , il
Commento censurato, parte IV

L'errore più grave, però, è lo scientismo: esso consiste nel fare uso delle false convinzioni pseudo-scientifiche di cui sopra (intendere cioè i dati raggiunti come definitivi e acquisiti) per negare addirittura I FENOMENI, negando cioè aprioristicamente credito  a coloro che asseriscono di percepire, di sentire, di vivere o aver vissuto esperienze che il pensare comune ritiene assurde solo perché inspiegabili. L'atteggiamento giusto è invece e sempre la ricerca e l'indagine. Senza di ciò non può esservi scienza, ma solo opinione corrente, "communis opinio", alias conformismo, che è da sempre il punto di resistenza più duro al progresso, scientifico e non scientifico che dir si voglia.
      Per andare avanti bisogna invece avere la forza di rivoltare i problemi, di guardarli da nuovi angoli visuali. Anche a costo di rischiare la cantonata, o la perdita del proprio tempo, e magari anche (a fronte del conformismo di cui sopra) della propria reputazione.
12
postato da , il
Commento censurato, parte III

     La verità circa quanto sostenuto nella frase in esame ritengo dunque sia la seguente: NULLA possiamo dire di aver davvero dimostrato o capito della natura. Possono esistere dietro l'angolo forze sconosciute di cui neanche sospettiamo l'esistenza. L'atteggiamento giusto di fronte alla realtà ed alla sua conoscenza non è dunque quello di una falsa distinzione tra patrimonio di conoscenza acquisito e patrimonio da acquisire (le "cose che ancora non abbiamo capito"), ma sempre e soltanto quello della CURIOSITA' e della RICERCA. L'insegnamento socratico del sapere di non sapere vale, insomma, anche (e forse soprattutto) per ciò che attiene alla scienza, i cui risultati sono sempre provvisori e precari.
     In questa ottica, postulare a priori l'origine aliena o divina dei fenomeni allo stato inspiegabili rappresenta naturalmente lo stesso tipo di errore.
11
postato da , il
Commento censurato, parte II

Esistono seri indizi in quest'ultimo senso.
     Il primo è che, per ogni problema che la scienza "risolve", se ne aprono altri nuovi, all'infinito. La rincorsa della scienza verso la conoscenza del reale appare svolgersi su un tappeto di lunghezza infinita.
      Sotto altro aspetto, e ricorrentemente, risultati ritenuti acquisiti e trionfalmente definitivi si sono dimostrati frutto di una visione solo parziale della realtà. Queste visioni rivelatesi poi solo parziali o addirittura errate, peraltro, sono state spesso difese con inaudita resistenza dalla scienza "togata",con atteggiamenti deteriori che hanno costituito un gravissimo freno allo sviluppo delle conoscenze e delle idee.
     Un altro indizio dell'inconoscibilità del reale è la sua struttura infinita sia a livello macro che microscopico, a paragone della nostra struttura, fatta per vedere e vivere il finito, non l'infinito.
     Potrei continuare con molte altre considerazioni, ma il punto che mi preme sottolineare è il seguente: è un grave errore ritenere che la scienza abbia DIMOSTRATO qualcosa. L'intero edificio scientifico è (e deve essere, per fare davvero scienza e non semplice opinione) in perenne costruzione, come una sorta di creta molle pronta ad essere di continuo rimodellata. NESSUN RISULTATO PUO' DIRSI DEFINITIVAMENTE ACQUISITO.

Invia il tuo commento

Disclaimer [leggi/nascondi]

Guida alla scrittura dei commenti