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Commenti a "Caso Marò. Gli italiani fanno gli indiani." di Giulio Pintus


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C'è un fatto che mi turba assai: la circostanza che Napolitano, come riportato da corriere.it, abbia espresso ai marò "l'apprezzamento per il senso di responsabilità con cui hanno accolto la decisione del Governo e (...) assicurato loro la massima vicinanza nel percorso che li attende con l'augurio di un sollecito, corretto riconoscimento delle loro ragioni."
     Questa sviolinata, stante che si tratta di due persone quanto meno responsabili di omicidio colposo (salvo che i pescatori siano rimasti vittime di folgorazioni divine o di meteoriti imprevisti), e stante che per giunta non possono darsela a gambe, mi sembra sinceramente degna del premio Nobel per l'ipocrisia; e mi porta alla mente, segnatamente per le decisioni di domani, foschi scenari circa il nostro futuro di... " poveri marò " (ché anche noi lo siamo, e nel vero e più autentico senso della parola).
     Ma soprattutto mi ricorda un celebre sketch dei fratelli De Rege, in cui, in un impeto di filantropica delicatezza, si comunicava ad una moglie l'avvenuto decesso del marito con il telegramma che segue: " Tuo marito Filippo infermo - funerali domani ore 11 - speriamo pronta guarigione".
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:-)) Gli indiani avrebbero voluto lo scalpo di un sostituto e l' ambasciatore avrebbe per la prima volta portato e scontato  tutta la pena.
A prescindere dalla vicenda , devo ammettere di non aver mai compreso il perchè una nave privata debba avere una  scorta di Stato gratuita ... anzi pagata con soldi pubblici.
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Mi sembra di aver capito che gli italiani "avrebbero voluto" fare gli indiani, ma gli indiani l'anno fatta agli italiani...
:-/

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