Questo sito contribuisce alla audience di

Commenti a "Nulla in questo universo è permanente." di Paolo Libert

Per poter commentare quest'opera devi essere registrato in PensieriParole.Registrati

23
postato da , il
Tu dici che ”Le leggi della natura non sono state inventate, ma decodificate, poiché sempre esistite.”
Ma asserisci, nel contempo, che il tempo non esiste.
Eppure, le “leggi della natura” di cui parli si esprimono tutte in termini temporali… 
Prendiamo ad esempio la famosa equazione di Einstein E = mcc(non riesco a scrivere l’esponente 2 di c). In questa equazione, come sai, il termine c è la velocità della luce, che è di circa 300.000 km. AL SECONDO (il secondo è una misura del TEMPO).
Senza il concetto di tempo, e addirittura senza la sua misura, questa equazione sarebbe priva di qualsiasi significato…
A questo punto, mi devi spiegare come possono conciliarsi, nella tua teoria:
- da una parte l’affermazione che il tempo non esiste, perché è un’illusione frutto della nostra mente e delle nostre abitudini;
- dall’altra, l’affermazione che le “leggi naturali”, quantunque fondate sul concetto di tempo, “non sono state inventate, ma decodificate, poichè sempre esistite”.
…Se il tempo è un’illusione, lo sono anche le “leggi naturali, che si fondano sul concetto di tempo…  e lo è anche quel “sempre” esistite di cui parli, perché, se il tempo non esiste, anche la parola “sempre”, insieme all’uso al passato del verbo “esistere”, perde ogni significato. 

     Quanto alla mia affermazione “Non puoi togliere di mezzo il tempo, e lasciare lo spazio”, l’ho motivata ampiamente nei miei commenti 20 e 21; se non mi spieghi cosa in essa non ti è chiaro, non saprei come chiarirla ulteriormente.
22
postato da , il
Nella nostra mente è difficile togliere il concetto del tempo, è troppo radicato nelle nostre abitudini di vita, non è il tempo che decide quando bollirà l'acqua, ma il fenomeno della combustine che scalda l'acqua, che è origine dipendente, senza il tempo bollirebbe comunque, siamo noi che dobbiamo misurare a tutti i costi il periodo di trasformazione.
In natura poco importa del periodo che l'acqua ci mette a bollire.

Anche il mutare delle cose, se non ci fosse il tempo muterebbero comunque, qualsiasi  cosa per non mutare deve esistere di per se, non deve dipendere da nulla e da nessuno, e in questo universo non esiste nulla che non si sia formato o mutato grazie ad altri fattori o fenomeni. Nella religione solo dio ha le caratteristiche di non mutamento perchè non dipende da niente e da nessuno, esiste e basta (per chi crede).

Per quanto rigarda il big-bang sono d'accordo con te, appurato scientificamente che l'universo è in espansine, si deduce che si sia formato da un'esplosione primitiva, ma non è detto che sia andata così.
Le leggi della natura non sono state inventate, ma decodificate, poichè sempre esistite. La legge gravitazionale, per esempio, è sempre esistita, non è stata inventata dagli scienzati, ma solo scoperta o trovata, o decifrata, io purtroppo con le terminologie faccio ancora fatica perchè è da poco che conosco l'italiano.

Non puoi togliere di mezzo il tempo, e lasciare lo spazio.

Questa frase non l'ho capita.

Ciao.
21
postato da , il
La verità è che, come dicevo prima, la scienza "inventa" MODELLI al fine di INTERPRETARE  i fenomeni naturali e PREVEDERE il loro andamento (fino a prova contraria); ma QUALE SIA e COSA SIA la realtà, è indagine che le è preclusa per le sue stesse premesse. La stessa TEORIA del big bang, oggi ritenuta cosa certa dall'opinione comune (a motivo di certi "divulgatori", adatti ai tempi di oggi, il cui sapere si sostanzia in MENO che un suntino "Bignami"), è solo una teoria, AVVERSATA da fior fiore di scienziati.
     Dobbiamo quindi stare bene attenti a non confondere la REALTA' (anche solo quella materiale) con le " LEGGI NATURALI " inventate dagli scienziati. Queste ultime sono solo ipotesi di lavoro, valide FINO A PROVA CONTRARIA, cioè fino a quando non viene fuori il fatto o il fenomeno (o la categoria di fenomeni) che l'ipotesi non riesce a spiegare. Se ciò è avvenuto per la gravitazione universale di Newton, NON E' UN CASO: è NORMALISSIMO per la scienza e per gli scienziati con la S maiuscola.
      L'indagine sull'essenza della realtà, sulle sue cause, sui suoi fini, è viceversa propria della filosofia; e anche della teologia (cristiana, induista o taoista che sia), che però... è una filosofia con la f minuscola, perché parte da proposizioni assiomatiche che si danno per certe: nel che evapora la LIBERTA' DI PENSIERO dell'uomo.
      Chi asserisce di AVER TROVATO,  dovrebbe fermarsi un attimo, e pensare: se ho trovato, PERCHE' NON SONO IN GRADO DI...
       Volare? Guarire? Spostare i monti? Viaggiare più veloce della luce o trovarsi in due posti contemporaneamente? Leggere nelle menti altrui? Prevedere il "futuro"?
       Questi sono FATTI, accadono e sono accaduti; ma la SCIENZA (o meglio: le sue frange scientiste, cui per loro vocazione di supponenza aderiscono i "divulgatori"di cui sopra) ne rifiuta l'esistenza.
       Ma questo è un altro discorso.
20
postato da , il
Anche l'afermazione "lo spazio esiste e lo puoi percorrere" comprova che ti rifai ad un concetto di spazio tipicamente newtoniano.
     Il punto, a questo riguardo, è questo: tu puoi in tutta tranquillità ritenere che lo spazio, a differenza di quanto dicono Einstein & co., sia una realtà fisica e non un continuum (spazio-temporale) generato dalla presenza di corpi materiali; ma non puoi poi rifarti alle teorie relativistiche per asserire che il tempo non esiste, giacché per esse anche lo spazio, senza materia, è privo di significato.
     In buona sostanza, secondo le teorie relativistiche, se l'Universo non esistesse, non esisterebbe mica uno spazio vuoto: via la materia, via lo spazio (e con esso il tempo).
     Insomma: non puoi togliere di mezzo il tempo, e lasciare lo spazio.  : ))
19
postato da , il
Leggo, in ciò che affermi, una mescolanza di piani che non giova alla chiarezza dei concetti.
    Altro è infatti il piano scientifico, altro il piano mistico-religioso, altro il piano filosofico.

    Quanto alla scienza, ed in particolare quanto alla relatività, alla meccanica quantistica ed ai mille tentativi che si sono susseguiti per giungere ad una teoria unificata, non bisogna mai dimenticare che la scienza in genere, ed in particolare la scienza dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo, procede per MODELLI, i quali NON DESCRIVONO la realtà quale essa è, ma la INTERPRETANO COME SE essa fosse costituita in una certa maniera. Basti, al riguardo, riflettere sulla circostanza che, quanto alla luce, per alcuni aspetti risulta valido il modello ondulatorio, per altri il modello corpuscolare. Al riguardo, chiedersi se la luce sia fatta di onde o di corpuscoli non ha alcun senso: ciò che conta è che I MODELLI ONDULATORIO E CORPUSCOLARE sono entrambi validi (FINO A PROVA CONTRARIA) per alcuni fenomeni l’uno, per altri fenomeni l’altro.
     Alla stessa maniera, la gravitazione newtoniana e quella relativistica altro non sono che due MODELLI INTERPRETATIVI della realtà, che NULLA HANNO A CHE VEDERE CON CIO' CHE LA REALTA' EFFETTIVAMENTE SIA. Per intenderci, la "forza di attrazione" attribuita da Newton alle masse stellari e planetarie fa il paio con la "deformazione dello spazio-tempo" generata dalle masse stesse, di cui parla Einstein: si tratta, in entrambi i casi, di due teorie che INTERPRETANO la realtà COME SE le masse generassero una forza di attrazione, o COME SE producessero una curvatura dello spazio-tempo. Ma lo stesso spazio-tempo, di cui parla Einstein, esiste solo in quanto modello interpretativo: NULLA DI PIU'.
     Le due teorie della gravitazione, quella di Newton e quella di Einstein, hanno tuttavia un grosso pregio: quello di interpretare la realtà in maniera adeguata, cioè atta a prevedere e quantificare i fenomeni naturali, sia pure su scale di grandezza diverse. Di questa caratteristica sono viceversa prive le mille e mille teorie cosmologiche succedutesi alla teoria della relatività: si può dire che non vi sia stato, da Einstein in poi, fisico teorico che non si sia industriato a costruire un suo "sistema" di interpretazione dell'Universo. Pur trattandosi di esercizi logico-matematici di tutto rispetto, si tratta di teorie l'una in contraddizione con l'altra, delle quali dunque solo una potrebbe essere quella giusta; ma non è dato conoscere quale essa sia, giacché manca a tutt'oggi la possibilità di verificarle sperimentalmente (cosa che viceversa è avvenuta per la teoria della relatività: mi riferisco alla soluzione dei problemi presentati dall'orbita di Mercurio, alla deviazione della luce riscontrata da Eddington in occasione di eclisse solare, da ultimo alla verifica del fenomeno delle lenti gravitazionali, profetizzate da Einstein).
      In particolare, sempre rimanendo per ora nell'ambito della prospettiva scientifica, e segnatamente nell'ambito della relatività, c'è da dire che Einstein tratta spazio e tempo alla stessa maniera (spazio-tempo): cioè come meri concetti di relazione. Voglio dire che, per Einstein, sia il tempo che lo spazio NON SONO REALTA' FISICHE, ma sono generati dalla MATERIA. Senza materia, nè tempo nè spazio. No materia, no party. : ))
      Quando dici che c’è bisogno solo dello spazio e non del tempo (“non potresti vivere senza uno spazio in cui stare”), lungi dal ricollegarti alla fisica relativistica o alla teoria dei quanti, esprimi un concetto di ordine psicologico: un’idea di spazio associata all’idea del “vuoto”, nata come primitiva visione di un’estensione più o meno “vuota” all’esterno dell’uomo. Visione divenuta poi tipicamente Newtoniana (per Newton lo spazio era una realtà fisica).
       E del pari esprimi un concetto psicologico allorché asserisci che “la mente umana ha bisogno di programmarsi quello che ancora deve esistere, e di conseguenza serve un metro di misura”, evidenziando che è “vero che tutto cambia nell'universo, è in continuo mutamento, ma non per questo dobbiamo a tutti i costi temporizzarlo, se te togli il tempo, la terra girerebbe comunque, l'universo funzionerebbe comunque”.
      Vedi, il problema non è la psicologia umana, o l’esigenza umana di MISURARE il tempo (tramite il battito del cuore,  l’alternarsi del giorno e della notte, delle lunazioni, delle stagioni eccetera); il problema è DI ORDINE LOGICO (a prescindere da teorie relativistiche o da esigenze psicologiche), e si pone in questi termini:
- SE ESISTE IL MUTAMENTO, ESISTE IL TEMPO, perché un mutamento non può verificarsi se non nel tempo. Esempio facile facile: L’ACQUA DELLA PENTOLA EVAPORA. Prima c’era, poi non c’è più. Sfido chiunque a mettere la pentola sul fuoco e a dimostrarmi che l’acqua non deve bollire per 15 minuti. E anche se la si getta in un forno a 900 grtadi di calore, ci sarà sempre un momento antecedente l’azione del gettarla, e un momento successivo, in cui evaporerà.
- MA AMMETTIAMO CHE IL TEMPO NON ESISTa (nel senso che sia illusorio, per motivi di ordine scientifico, mistico, religioso o quant’altro): ebbene, se così fosse, non resterebbe altro che concludere che anche il mutamento è illusorio.

Per rivoltare il calzino (spesso è più facile vedere le cose da altra angolazione), sia che sia il tempo a generare il mutamento, sia che sia il mutamento a generare il tempo, se elimini il tempo anche il mutamento scompare. E siccome ciò è assurdo, poiché il mutamento è in ogni momento sotto i nostri occhi, non resta altra strada che ritenere (come aveva intuito Parmenide) che il mutamento, e con esso l’intera realtà materiale, sia di natura illusoria.

Per poter commentare quest'opera devi essere registrato in PensieriParole.Registrati