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Commenti a "L'ozio è la chiave della verità." di Marco Oliverio


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Se ho ben capito, Giulio, tu dici che una "punizione" ultraterrena, in assenza di una funzione deterrente (giacché ormai la vita è terminata) o corrrettiva (per il medesimo motivo) non avrebbe senso.
     Se è questo il tuo pensiero, mi trovi perfettamente d'accordo. Premi e castighi ultraterreni, come dicevo, non possono che sostanziare una visione primitiva del senso morale e religioso. In genere, a livello morale è primitivo lo stesso meccanismo precetto-sanzione (tanto caro al diritto e al decalogo di Mosè), perché un fare o un non fare che costituisca obbedienza al fine di non subire il castigo rappresenta, a livello morale, poco più che niente: esprime solo la PAURA del soggetto, non la sua moralità. Questo concetto viene espresso alla perfezione da Gesù Cristo nel discorso della montagna, allorché per molti precetti della legge mosaica richiede (incredibilmente) non solo il "non fare", ma anche il "non desiderare".
     All'osservanza di un precetto, infatti, sarebbe necessario e sufficiente un "non fare"; ma il "non desiderare", cosa è, se non qualcosa che può scaturire solo da un'intimo modo di essere di un individuo che NON E' ATTRATTO DA QUALCOSA? Per Cristo, dunque, è importante CIO' CHE SIAMO, non CIO' CHE FACCIAMO, secondo un modo di vedere che è in perfetta sintonia col perdono della donna adultera, con l'apertura verso i "peccatori", e con tanti altri episodi (il colloquio con la samaritana, eccetera). Capirai che in questa prospettiva il concetto di COLPA (cui si ricolleghi il CASTIGO) sfuma fino a giungere al "Padre perdona loro, perché non sanno quel che fanno", pronunziato a proposito dei suoi aguzzini. Perdonarli prima per dannarli poi?  : ))) 
     In realtà, come adombra quest'ultimo brano del Vangelo, dietro il male si nasconde SEMPRE la mancata percezione del dolore che si arreca all'altro, e in genere un DIFETTO DELLA PERSONALITA', o meglio un difetto DI EVOLUZIONE. E' un qualcosa cui la condanna (soprattutto poi quella inappellabile dell'inferno !!) ci sta come il cavolo a merenda. Il difetto di evoluzione necessita, appunto, di motivi ed occasioni di evoluzione, non di castighi.
     Questo mi induce a ritenere PER CERTO che non esistano giudizi di condanna ultraterreni, ma solo tensioni spirituali verso i luoghi e le cose che più si amano, come è giusto che sia: naturalmente con le conseguenze spiacevoli del caso ove si amino le cose sbagliate; ma senza giudizi o condanne inappellabili.
      Insomma, della serie: ... provaci ancora, Sam.
      E' l'unica possibile via di amore e di giustizia.
      E ti confiderò una cosa: dovessi essere io destinato al Paradiso mentre qualcun altro viene mandato all'inferno, prenderei su cappello e me ne andrei all'inferno con lui.  : )))
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E se non avesse utilità , sarebbe anormale , malata ed ,essa stessa perciò ,bisognosa di cure.
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Questo lascerebbe un certo spazio al pensiero che la punizione è buona solo quando insegna , o costituisca un deterrente o un ' occasione di cambiamento , diversamente - se dunque è considerata una conseguenza del peccato - non è facile osservarne utilità.
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In realtà la parola "libero arbitrio è del tutto fuori luogo nel mio esempio che ha più un carattere deterministico.
Se, tuttavia, si volesse cercare di riproporre lo stesso esempio sotto la luce del libero arbitrio , è probabile che sia il folle che il sano sarebbero puniti allo stesso modo , senza lasciare  possibilità di ricondurre    un qualche beneficio   alla punizione.
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Dai primi ominidi ad oggi è passato appena un centinaio di migliaia di anni.  E non centomila, ma solo cento anni fa per le vie c'erano ancora i tram a cavalli e i lampioni a gas...
    Bisogna avere il coraggio di sognare e la pazienza di attendere l'immancabile evoluzione della specie. E tentare innanzitutto di evolverci per primi noi, che vediamo e sentiamo queste inadeguatezze.

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