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Commenti a Frase ID 157252


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Muro contro muro?? No, e vado a spiegarne i motivi.
    Fede, speranza e carità NON POSSONO FALLIRE. Possono fallire, e hanno fallito, coloro che le invocano senza praticarle; ma a fronte di costoro (che sono purtroppo la maggior parte!!) vi sono quelli che le praticano quotidianamente nella loro vita. Costoro non hanno fallito, e non hanno fallito proprio a motivo di quelle virtù. La carità, infatti, altro non è che la fraternità, l'amore fraterno che conduce chi lo nutre ad interessarsi dei problemi dell'altro e a fare quanto possibile per lenirli. La fede è fiducia: e prima che fiducia in Dio, è fiducia nell'uomo, fiducia nell'altro, elemento di coesione che rappresenta l'altra faccia della moneta della carità. E la speranza è la lega d'oro di cui è fatta quella moneta: ciò che consente di affrontare, come dicevo, qualsiasi rischio in vista di un fine della cui superiorità si ha la certezza.
    Guerra al bene, Vincenzo? Eh, quella non puoi dichiararla a chiacchiere: la puoi dichiarare solo facendo il male. E non mi sembra male considerare gli uomini come fratelli, e desiderare che siano liberati dal giogo dell'asservimento, dell'oscurantismo, della superstizione, e possano alzare la testa. No, Vincenzo: la guerra al bene l'hanno dichiarata e la dichiarano ogni giorno gli ipocriti che fanno il male predicando il bene, non quelli come te, che dichiarano "guerra al bene" desiderando il bene !!!  : )))
    Quanto alla speranza di cui parli tu, Dario, beh, quella la combatto anch'io, nella misura in cui conduca all'immobilismo della gente capace di vedere la sofferenza ALTRUI e, senza fare alcunché, "affidarla a Dio". Noi possiamo affidare a Dio ciò per cui non possiamo davvero intervenire; in caso contrario, quando cioè POSSIAMO fare qualcosa, Dio siamo noi, e questo non per una sorta di orgoglio blasfemo, ma per precisa delega ricevuta!
    Io lo so, Dario, che la speranza è purtroppo intesa dai più nel senso che tu dici. Ma che sia intesa così, non vuol dire che non esista. Vuol dire solo che bisogna lottare perché l'umanità evolva. Ma questo lo si sa bene, in tutti i campi.
    Non è pura fantasia lottare per i propri ideali. E' pura e semplice coerenza, basta solo averne. Di ideali, e anche di coerenza. E più o meno ce l'hanno tutti. Solo che gli ideali, ultimamente, sono sempre più terra terra. E' là che casca l'asino; ma mica cascano gli ideali.
    Tuttavia questa situazione non si risolverà finché non cambierà L'UMANITA'. Non in quello che pensa, no: in quello che è. E cambierà, sicuramente, prima o poi. I cataclismi sono istantanei, e cambiano la faccia della Terra. Così sarà anche per questa rivoluzione della nostra specie. O sarà così, o ci distruggeremo. Non c'è tempo per aspettare ancora.
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o forse qualcuno c'era.... don chisciotte? ;)
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Pino, tu la metti molto sul sentimentale, ma ti assicuro che se vai tra la gente, se ti mescoli con essa, quando parlano di speranza, l'avanzano PRIMA DI TUTTO proprio per avere la scusante di non rischiare nulla, di non fare un bel niente, e aspettare inutilmente che qualcosa piova dal cielo. Questa è la speranza reale, che io, come mi pare evidente anche Vincenzo, ci sentiamo di combattere tutta la vita. Poi ci sarà sempre la speranza dolce del sognatore, del virtuoso lottatore che SPERA e LOTTA e AGISCE in nome di ideali e valori etc etc...tutto stupendo, ma, utopico..pura fantasia.
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Sto attualmente leggendo un libro di Piergiorgio Odifreddi  e Sergio Valzania  ( La via Lattea  ) e mi sentirei quasi di consigliarlo a tutti coloro che intendono immergersi in una duplice splendida osservazione della realtà   effettuata nel corso di un lungo cammino da Roncisvalle fino Santiago de Compostela , a piedi ,  dagli stessi autori del libro. Mi sentirei - dicevo - e non mi sento  di consigliarlo , perché non lo ho ancora finito  e potrei ancora ricredermi...
A pag. 26 , uno dei due " pellegrini"  - non credo sia necessario specificarne il nome  - parla del cammino che entrambi stanno facendo verso Santiago : " E' vero che si tratta di un itinerario che si percorre a piedi in mezzo  alla natura, però è anche una costruzione dell' uomo  , è una realtà che una serie  continua di pellegrini ha come scavato  in questo territorio. L' ha creata : senza il passaggio dei pellegrini , non esisterebbe.  Sono loro che hanno mescolato ai luoghi una lettura personale  e molto orientata dei luoghi stessi. Possiamo dire che il cammino ha una duplice natura  , fisica e spirituale, e in questo ci ricorda che il fondamento del mondo  si trova nell' incarnazione  , che è la massima e perfetta  manifestazione dell' incontro di due nature diverse.
Bisogna  aggiungere che questo cammino ha la caratteristica positiva di essere segnalato in maniera molto attenta. Qualunque persona può uscire da Roncisvalle , incamminarsi seguire le frecce  gialle  e arrivare  fino a Santiago de Compostela. Proprio queste frecce gialle ci hanno indotto a riflettere su alcuni nostri atteggiamenti nei confronti del credere o non credere. ... Di solito sono io che  vedo le frecce gialle , dipinte sui muri  o direttamente sull' asfalto. Quando arriviamo ad un bivio  tu in genere chiedi  : " Dove dobbiamo andare ? "
" Di là , vedi , c' è la freccia! " rispondo iuo.
E tu commenti  : " Prima la freccia non c' era , è apparsa quando hai cominciato  a guardare tu".
Tendo a darti ragione : vedi , queste frecce le trovo , le riconosco  perché ci credo . So che le frecce ci sono , le cerco e le trovo, tu invece non sei sicuro che le frecce ci siano  , non guardi nemmeno e ti sfuggono."
Ciao a tutti.
25
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Io...  "spero" riusciate a comprendere che vi librate, come quasi sempre, in un vortice senza né capo né coda, che prima o poi si placa da sé, lasciando ciascuno sulle sue posizioni. Che sono poi posizioni indefinite, appena abbozzate, frustranti sia per chi tenta di interpretarle che - presumo - per chi le sostiene.  Ma spesso, oltre a ciò, sono anche maschere, ruoli nei quali ciascuno si immedesima  intervenendo in questo piccolo grande gioco della chat con certe caratteristiche anziché con altre.
     Bisognerebbe andare un tantino più in là, e tentare di capire di cosa si parla, e parlarne con grande attenzione. Anche perché, bene o male, su questo sito parliamo non solo a chi interviene nella discussione, ma anche al solo e semplice "viandante" che legge.
     In questo dibattito, la speranza viene intesa come un che di statico, attinente all'operato altrui, o del caso, o del destino, o di una fantomatica divinità: una componente inerziale della vita, adatta a chi si siede ed aspetta.
     NIENTE DI PIU' ERRATO. La speranza è una delle componenti essenziali di chi, nella vita, gioca in attacco, e non in difesa.
     LA SPERANZA E' RISCHIO. E' credere in se stessi, non nel mago Bakù. E il credere in se stessi, quando ci si creda davvero, include anche il credere in tutta l'umanità e nel suo destino.
     La speranza non è cosa per insicuri, ma è cosa per chi è veramente sicuro di sé, anche contro ogni possibile esperienza contraria. La speranza è la molla che spesso ha condotto singoli uomini, e talora l'umanità intera, a sovvertire "destini" avversi in cui sembrava che tutto fosse perduto.
     La concezione secondo cui chi crede in Dio affida a potenze sconosciute ed esterne il governo e la pianificazione della propria vita è un errore abissale. La fede, la speranza e la carità, prima che cose attinenti alla sfera delle credenze statiche ed attendistiche, sono FIDUCIA in se stessi, nel mondo, nella vita, nell'intero Universo che ci circonda e di cui facciamo parte.
     Quindi, contrariamente a quanto asserisce questa frase, la speranza è la massima capacità di reazione dell'umanità alle avversità di ogni tipo. Tutti noi siamo figli della speranza dei nostri padri. Che erano gente tosta e semplice, aliena da dottrine, abituata a sperare e RISCHIARE.
      Alzatevi e camminate, amici. E RISCHIATE.

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