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Commenti a "Ho fiducia nel mistero, perché è dal mistero..." di Giuseppe Freda


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L'essenza del cristianesimo è l'amore del prossimo, là dove per prossimo deve intendersi ciascun essere umano rispetto a ciascun essere umano. Tutti gli altri princìpi altro non sono che esmplificazioni di questo principio fondamentale.
     Naturalmente per ciò di cui parlo non è necessaria la santità del giungere a dare la vita per l'altro. Ma neanche è sufficiente l'"alterum non laedere", o il "non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". Occorrerebbe infatti non un "non fare", ma un "fare": cooperazione, percezione dei problemi dell'altro come problemi propri, sostegno reciproco, insomma tutto ciò che verrebbe a creare una sorta di gruppo familiare "allargato".
     Non si può pretendere che questa visuale (vera e propria rivoluzione copernicana rispetto all'organizzazione sociale attuale, fondata sull'interesse, sull'egoismo e sulla PAURA dell'altro) parta dall'alto. DEVE PARTIRE DAL BASSO, DA PICCOLI NUCLEI SEMPRE PIU' NUMEROSI. Possibile che non si possa fare qualcosa del genere senza passare per vie clericali e confessionali?
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Pino,
approvo la parte del tuo commento che riporto" la strada giusta, che si potrebbe battere anche in assenza di strette organizzazioni gerarchiche, di segreti iniziatici e di approvazioni pontificie, ma nel semplice rispetto dei pochi princìpi fondamentali del cristianesimo, peraltro per gran parte accettati e praticati anche da seguaci di altre confessioni religiose, o addirittura da atei
ma vorrei sapere a quali  principi del cristianesimo ti riferisci.
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Sì, Vincenzo: questo problema, sul piano interpersonale, postula l'opportunità, anzi la necessità del dialogo. Ma il dialogo deve essere sincero (anche se ciò talora può condurre a frizioni), e profondo, cioè non ridursi ad argomenti scontati o superficiali, ma toccare i nervi scoperti del disagio esistenziale e interpersonale, sia a livello collettivo che a livello individuale.
     Però neanche questo è sufficiente, proprio perché l'essere umano non è fatto solo di ragione: la sua brama non è solo brama di conoscere, ma brama di essere; e proprio relativamente a questo desiderio di essere (felice, o che altro?) si esprime la massima parte del suo senso di inadeguatezza, che è incomprensione di se stesso e sofferenza dei propri limiti, ancor prima che incomunicabilità nel rapporto con gli altri.
     La soluzione non può essere altra che l' "homo homini deus" di cui parlavo prima. Dove non si arriva in uno si arriva in due, e dove non si arriva in due o in dieci si arriva in cento... Dove si potrebbe arrivare, in una sinergia collettiva globale... !!
     Questo potrebbe essere l'antidoto alla macchinale e spersonalizzante globalizzazione economica: riguadagnare e riqualificare le identità collettive perdute, che erano sì più a misura d'uomo, ma di natura (se ben vediamo) solo epidermica, approfondendo il dialogo e soprattutto il sostegno reciproco. Creare cioè quella sinergia collettiva di cui prima parlavo.
     Questa esperienza è al giorno d'oggi appannaggio di talune formazioni cristiane (penso alle comunità neocatecumenali), che si sostanziano in miriadi di comunità di 30-50 persone, che vivono la propria esistenza in un continuo dialogo sia quanto all'esperienza religiosa (sia di tipo formativo che meditativo), sia quanto all'aprirsi vicendevolmente il proprio animo, sia anche quanto alla vita pratica ed ai suoi problemi, sostenendosi vicendevolmente in ogni problematica della vita . Personalmente, per la mia indole fondamentalmente ribelle, non faccio parte di questi gruppi, che hanno a mio avviso, insieme a tanti aspetti positivi, talune connotazioni di tipo lato sensu "disciplinare" e "iniziatico" sicuramente da rivedere; tuttavia, a mio avviso, è questa sicuramente la strada giusta, che si potrebbe battere anche in assenza di strette organizzazioni gerarchiche, di segreti iniziatici e di approvazioni pontificie, ma nel semplice rispetto dei pochi princìpi fondamentali del cristianesimo, peraltro per gran parte accettati e praticati anche da seguaci di altre confessioni religiose, o addirittura da atei.
     Ritengo che per questo tipo di via, oltre che per altre (ma il discorso si farebbe troppo lungo) dovrà passare una vera ed efficace "rivoluzione sociale" che possa porsi in seria antitesi con la spersonalizzante massificazione della società contemporanea.
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il terreno comune è spesso frutto solo di una faticosa convenzione, ...
condivido giuseppe...
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Non c'è bisogno della perversione e del genocidio, Flavia, per provare la sensazione di disagio di cui dici: io credo si tratti di una sensazione che prima o poi tutti provano nei confronti di tutti. Il rendersi conto, cioè, che l'altro procede secondo meccanismi diversi, filtra la "realtà" in maniera diversa, e che il terreno comune è spesso frutto solo di una faticosa convenzione, e nulla di più. La cosa diventa addirittura inquietante quando ti accorgi che persone che vedevano, come te, cose lontane, semmai non vedono distintamente cose che non distano più di un palmo dal loro naso, e si creano spettri e... misteri inesistenti.

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