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Commenti a "La vita finisce nell'attimo che nasci." di Nausika


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Eccomi dunque a te, Sergio, nel tentativo di evidenziarti alcuni punti deboli della tua concezione. Sia ben chiaro che faccio questo nell’unica speranza di indurti a meditare su aspetti della realtà che, in un’ottica filosofica già consolidata nella tua forma mentis, potrebbero facilmente sfuggirti.
   E partiamo dall’affermazione secondo cui solo ciò che è dimostrabile, e per giunta in modo ripetibile, è credibile. Questa affermazione, che credo tu abbia di sana pianta mutuato dal CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, che fa capo al famoso ex illusionista Randy, che mise e mette tuttora in palio non so quanti soldi per chi riesca a dimostrare l’esistenza del paranormale), è a mio avviso priva di qualsiasi credibilità, e vado a chiarirtene i motivi. 
    Vedi, la scienza non è , per definizione, uno strumento di CONOSCENZA DELLA REALTA’; né tanto meno può essere considerata l’unico veicolo di tale conoscenza. La scienza, infatti, non fa altro che CREARE MODELLI DI INTERPRETAZIONE DEI FENOMENI NATURALI. Questi modelli di interpretazione, peraltro, NON SONO MAI DEFINITIVI, ma sempre suscettibili di essere posti in discussione dal verificarsi o dalla scoperta di fenomeni che non rientrino nel modello interpretativo. La posizione che il CICAP esprime, e che tu segui, non è dunque una posizione scientifica, bensì la posizione SCIENTISTA (filosofia settecentesca abbastanza trita e retriva), secondo la quale non può darsi conoscenza se non stabilita dal metodo scientifico. Orbene tale posizione, che appare incongrua rispetto a QUALSIASI conoscenza della realtà, è addirittura risibile quanto al paranormale, giacché sino a prova contraria la scienza indaga i fenomeni NATURALI E NORMALI, e dovrebbe, dinanzi al soprannaturale o al paranormale, evitare di esprimersi, DICHIARANDO LA PROPRIA INCOMPETENZA.
     L’atteggiamento ONESTO E RIGOROSO della scienza di fronte al soprannaturale e al paranormale dovrebbe dunque essere un atteggiamento AGNOSTICO; viceversa è sempre più invalso, da parte di certi scienziati pur degni di stima nel loro campo specifico (penso in particolare a Margherita Hack, ma anche a tanti altri), l’atteggiamento SCIENTISTA inteso a negare il soprannaturale ed il paranormale sulla base di indimostrabilità scientifiche che, per quanto detto, sono in re ipsa.
     Ciò non significa, peraltro, che il soprannaturale ed il paranormale non siano cose da INDAGARE; significa solo che il metodo sperimentale, e in genere scientifico, non può essere ad essi applicato. D’altra parte, mi sembra evidente che nell’essere umano e nella sua realtà individuale e sociale esistano ASPETTI ESSENZIALI E PRIMARI che prescindono del tutto da ogni tipo di meccanicismo: mi riferisco ai sentimenti, all’arte, ai VALORI. Ipotizzare teorizzazioni scientifiche circa l’arte, l’amore, l’odio, l’onestà, il bene ed il male sarebbe pura follia; e l’identico dicasi quanto agli atti della nostra volontà, spesso tanto difformi da ciò che ci consiglierebbe il nostro raziocinio.
     L’uomo dunque non è solo scienza, e non è solo ragione. E’ molto di più. Ciascun essere umano è centro del suo proprio universo interiore, già di per sé infinitamente più complesso di qualsiasi fenomeno naturale, anche il più oscuro e complicato.
     Tu parli di “indizi (forse) di cose sconosciute su cui indagare” ; ma non potrai mai indagare il preternaturale o il soprannaturale con il metodo scientifico: sarebbe come sperare di illuminare il cielo stellato con un fiammifero. In questi campi, le uniche indagini possibili sono l’acquisizione (possibilmente di prima mano) delle esperienze altrui, la PERCEZIONE PERSONALE, la MEDITAZIONE,  eccetera eccetera. La razionalità non è affatto esclusa; ma si libra sulla sfera superiore della filosofia, anziché rimanere ancorata al pur apprezzabile tecnicismo dell’indagine scientifica.
     Queste cose, del resto, mi pare tu le conosca bene. Quando parli di aiuto sociale reciproco, emetti un GIUDIZIO DI VALORE, un qualcosa di fronte a cui la scienza, per sua stessa natura, non può essere che muta.
     Posto dunque che mai nessuno riuscirà a dimostrare né a te, né ai soloni del CICAP, alcunché riguardo all’esistenza di Dio o dei fenomeni paranormali, il punto che rimane da porre in chiaro è la faccenda del “bisogno” di credere, di cui vai parlando. Ripeto: il “bisogno” non è quello di credere, ma quello di cercare (con la scienza, e anche oltre la scienza, se questa non può arrivarci): ed è un bisogno IRRINUNCIABILE di ogni essere umano, di natura essenzialmente filosofica. Tu sei qui ed ora, e non sai né da dove provieni, né dove vai, né il perché di tutto ciò. Queste sono domande che l’uomo si è sempre posto e si porrà sempre. Il non porsele partendo da presupposti scientistici è a mio avviso patologico, perché blocca la crescita individuale, sul falso presupposto che l’indimostrabilità scientifica equivalga ad inesistenza. E invece no: il problema è sempre là, anche se non lo vogliamo vedere. Esso lavora, scava dentro di noi, anche se non ce ne accorgiamo.
     Dunque chi crede a seguito di ricerca, e non a seguito di supina accettazione utilitaristica di dogmi incomprensibili, non crede per “bisogno” o per paura, ma semplicemente perché ha compiuto e sta compiendo un percorso, dopo aver varcato la soglia del proprio universo interiore.
     Da ultimo, nel mio commento precedente, allorché parlavo di blocco all’età della pietra, non mi riferivo all’ateismo, bensì al rifiuto della ricerca spirituale, operato per via della constatazione che “non serva altro per vivere”: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza. L’ateismo dovrebbe essere la CONCLUSIONE di un cammino di ricerca; quando è macigno dinanzi alla caverna del mistero che ci fa paura, e ci costringe a girare in anticamera a raccogliere i pochi frutti spontanei della nostra vita, va a mio avviso rimosso con ogni mezzo, anche con la dinamite.
     E’ quanto tento, nel mio piccolo, di fare; anzi, di aiutare a fare.  : )))
     A questo punto, potrei parlare di tante altre belle cose, in primis della dottrina sociale cristiana, superiore ad ogni altra esistente sulla faccia della terra; ma mi rendo conto che il post ne risulterebbe davvero troppo, troppo lungo.
     Consiglio pratico: sei una persona spirituale ed inquieta, ingredienti fondamentali del progresso interiore. Leggi, documentati, cerca senza preconcetti: potresti scoprire qualcosa di nuovo e di inaspettato. Io sarò sempre, se vorrai, a totale disposizione su questo percorso.
      Un’ultimissima cosa. Noi esseri umani emettiamo giudizi di valore, come sopra dicevo. SIAMO GIUDICI di ciò che vale e di ciò che non vale. Quando scrivi: “Non ho bisogno che sia un dio a dirmi che devo aiutare gli altri se è possibile”, esprimi un qualcosa che non ha cittadinanza nell’ambito della religione cristiana. Il Dio dei cristiani non è infatti mero potere e volontà, come il dio dei musulmani, cui si deve obbedienza indipendentemente da un giudizio di valore (sul presupposto che il bene e il male ci siano inconoscibili); il Dio dei cristiani è VALORE IN SE’, che trova le sue radici in primis dentro le nostre coscienze. Questo è il principale motivo per cui sono cristiano: l’intima condivisione dei VALORI espressi dal cristianesimo. Che poi persecuzioni, roghi e quant’altro, fossero del tutto contrari a questi valori, è qualcosa che chiunque può vedere ad una sia pur superficiale lettura del Nuovo Testamento. Si tratta dunque di AZIONI CRIMINALI DI ALLORA, che vanno ad aggiungersi alle azioni criminali di oggi imputabili alla chiesa cattolica; ma non scalfiscono neanche minimamente I VALORI espressi dal messaggio di Cristo.
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Sergio merita invece una risposta molto più profonda ed articolata, che però non sono in grado di dare a quest'ora di notte, perché domani devo svegliarmi presto. A risentirci.
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Iniziamo dall'età dei "nuovi barbari", di cui parla Vincenzo.
Io sono convinto che il periodo attuale sia paragonabile a quello del BASSO IMPERO romano. Oggi come allora, la società occidentale si rammollisce tra agi e corruzione. Oggi come allora, popolazioni extraeuropee (cinesi, islamici, neri africani) premono ai confini, vengono assimilate e rendono la società occidentale sempre più variegata e multi etnica. Oggi come allora, è in crisi l'identità filosofica e religiosa della società occidentale: allora era il cristianesimo e le culture orientali a premere, oggi premono l'ateismo e l'eclettismo religioso e filosofico. Oggi come allora l'economia è in crisi, e l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Basso impero, dunque; e anche nuovi barbari, e parlo non solo di quelli extraeuropei, ma anche di noi stessi, per l'avvilente degrado culturale in atto.
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Diciamo che le parole dei miei commenti sono rivolte maggiormentei a Pino.

La parentesi sulla barbarie non è intesa come replica ad un mio sentirmi barbaro; è una mia osservazione che voleva rimarcare che la barbarie del nostro tempo (ma penso anche di altri) è dovuta alla mancanza di pensiero sociale, di cultura sociale, ad un individualismo quasi anti-sociale. Penso che una parte di questa barbarie sia dovuta all'edonismo, la ricerca del proprio personale piacere che diventa egoismo, individualismo e chiusura generando, in fondo, l'esatto contrario, cioè la solitudine e il comportamento anti-sociale.
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Quando dico: "Non mi serve altro per vivere, e soprattutto non mi serve nessuna spiritualità che mi faccia credere di altre vite o reincarnazioni dell'anima o che altro. Mi basta essere consapevole..." non rinnego la nostra capacità di ricerca, dico semplicemente che non sento il bisogno di affidarmi a cose che non mi sono dimostrate per stare bene e vivere.

Non accetto il dire che professarsi atei non ha senso. A ciò potrei rispondere, alla pari, che non ha senso professarsi credenti in qualcosa che non si vede e non si dimostra. Quindi preferisco professarmi ateo essendo questa la mia posizione sulla religiosità!

Quando dico di sentirmi immerso in un immenso ciclo vitale dico una cosa che ha dimostrabilità, che si vede, si tocca e si sente. Sfido chiunque a dire e dimostrare che non siamo immersi in un ciclo in cui la vita si perpetua, in cui la vita è un'energia che si rinnova.

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