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Commenti a "La solitudine è essere sotto un acquazzone in..." di Rossella Porro

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A Rossella, nel merito del suo pensiero, vorrei dire questo: gli acquazzoni, salvo si tratti del diluvio universale, durano poco, e sono di solito seguiti da arcobaleni, cieli tersi e tanto sole.
    La solitudine che si può provare sotto un acquazzone non è dunque vera solitudine: è una condizione di ansia, tristezza e malessere passeggera, destinata per sua natura a cessare nel migliore dei modi.
    La solitudine "vera" è invece una condizione permanente, apparentemente irreversibile, senza speranza di soluzione: la paragonerei ad una stagione autunnale di nebbia che precede un inverno rigido, inflessibile... un inverno che difficilmente verrà superato.
    Sotto gli acquazzoni, dunque, la cosa migliore da fare è correre, bagnati fradici, e ridersene della pioggia, in attesa del sole.  : ))
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Vincenzo, medita: la tua aspirazione di assiderti su quello scranno è di evidente matrice demoniaca.
Inoltre, è impossibile: ci sono già seduto io.     : )))))
6
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È l'abbraccio quella porta invisibile
che si apre all'improvviso...
quando due anime e due corpi si incontrano....
La porta attraverso la quale...
l'uno entra nell'anima dell'altro...

Non c'è bisogno di chiedere il permesso di bussare...
è una porta che si apre nel momento stesso in cui...
allarghiamo le braccia l'uno verso l'altro...
in segno di amicizia e di amore...

Io l'ho aperta quella porta...
e dall'altra parte...
ho trovato chi ha fatto altrettanto...!

La cosa che mi rasserena di più...
è sapere che mai nessuno mi darà...
ciò che ho ricevuto da quella porta aperta...
Mi è stato donato ciò che anch'io...
sono stata in grado di donare...
"Sorrisi e tante Speranze"...
che mai nessuno potrà rubarci...!
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non trova altamente presuntuoso..voler leggere nel pensiero?...si accontenti di quello che vede...se non ci vede niente...rimanga alle intenzioni...:)
caro..Pino...di porte a cui bussare...a volte si ha bisogno...per il semplice fatto che per quanto si possa essere autosufficienti...stai sicuro...che c'è sempre qualcosa che non siamo in grado di fare...
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Non è per trascendere nel banale, ma questa frase, per assonanza, o per uno degli strani collegamnenti concettuali cui vado soggetto in queste ultime giornate di caldo torrido, mi conduce alla mente una "maledizione" in uso nel Cilento, che suona così: "Puozzi ì porta porta, e l'urtema te care 'ncuollo" (traduzione: che tu possa bussare di porta in porta, e l'ultima ti cada addosso).
Talvolta, dunque, è forse meglio non avere porte cui bussare...  : )))

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