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Commenti a "Infondo, le mie vere giornate di vita non sono..." di Paul Mehis


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Ciao Daniela!
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Hahahah Giuseppe ....ma che gl'avevi fatto per farlo inca**are così? sei un avvocato? :-))))
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Tema - Una giornata indimenticabile.
Svolgimento.

     Circa 10 anni fa. Un pazzoide cui (chissà perché) sono venuto in odio, dopo avermi più volte minacciato telefonicamente, mi attende all'uscita dall'ufficio. So che l'avrebbe fatto. Me lo ha a più riprese preannunziato.
      L'uomo mi segue tallonandomi dall'altro lato del marciapiede, guardandomi con intenso sguardo minaccioso; e appena salgo in auto balza come un coccodrillo carponi sul cofano, si aggrappa ai tergicristalli, e brandendo un temperino recante ogni genere di lama e cavatappi, inizia ad apostrofarmi con ogni minaccia e volgarità.
      Solo il parabrezza, contro il quale di tanto in tanto batte i pugni furiosamente, ci separa.
      Siamo in pieno centro. La gente passa e tira dritto (in realtà l'energumeno fa paura, e io sono in macchina, loro no...). Un coraggioso collega che sapeva, e fortunatamente mi ha seguito, riesce con balzo felino, mentre il pazzoide è intento a digrignarmi i denti al di là del parabrezza e non lo nota, a guadagnare il sedile di fianco al mio...  Ma appena al sicuro sbotta in una improvvida risata nervosa, così attirandosi anche lui le ire dell'energumeno.
      Frattanto i passanti più coraggiosi, visto che in fin dei conti nulla accade, tranne che una grande sceneggiata (gratis per giunta), cominciano a fermarsi a debita distanza, e ad osservare la scena con aria tra l'esterefatto e il divertito. La platea eccita ancor più il pazzoide. Nel crocchio vedo anche il volto divertito di un amico, che però nulla può, tranne che andare a chiamare un poliziotto. Altrimenti non se ne viene fuori più.
      Dopo circa una decina di minuti di... navigazione (il bestione è di corporatura potente, e la macchina, pur di grossa cilindrata, e pur idonea ad ospitarne sul cofano la mole, oscilla paurosamente) arriva il gendarme... Ma... non si fida della sua prestanza (ognuno è padre di figli...): mi fa cenno di attendere, e va a chiamarne altri due.
    Altri 10 interminabili minuti di opera dei pupi.
    Poi, d'improvviso, l'epilogo. Appena veduti i tre giannizzeri (di cui i nuovi due veramente possenti e pronti a tutto), l'energumeno, fors'anche per esaurimento delle energie nervose, si muta in agnellino. E tutto finisce, come in una visione onirica, nella più normale delle normalità. Niente denunzia, le scuse interessate del pazzoide (che si è sfogato ben bene), lo spettacolo è finito, e via.
      
         Ma che indimenticabile botta di vita, ragass....  : (((
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saggio commento Paul.. io soffro in effetti di quest'ansia di eccezionalità e per placarla tendo a spettacolarizzare cose piccole ...almeno ai miei occhi di bambina sembrano speciali ...probabilmente non  riesco sempre a trasmettere ciò che provo anche se m'illudo sia così ...sono comunque convinta abbia ragione tu ..la mia debolezza è certamente la paura della routine e mi rilasso molto raramente .-)
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Ciao Tamara, sarebbe bello se fosse come scrivi tu, ma putruppo e perfortuna, la vita ha anche una sua routine che ci consente di riflettere e riposarci, del resto se ogni giorno fosse spettacolare la spettacolarità diventerebbe normalità e per sperimentare nuove sensazioni toccherebbe provare a m0rire :)

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