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Commenti a "Circondàti da falsi sorrisi e amori finiti..." di Violetta Serreli


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Io non parlerei né di utopia, né di necessità, ma semplicemente (e... incredibilmente : ) di realtà. E mi spiego. E' mia ferma (ed anche in certo senso sperimentata) opinione, che il disperdersi dell'umanità (e dell'universo intero) in miriadi di individualità sia un fenomeno percettivo più che reale; e che la realtà consista invece di un organismo superiore, che non riusciamo a percepire a motivo dei nostri limiti spaziali, temporali e spirituali. Volendo fare un esempio, potrei paragonare questa situazione a quella che potrebbero "vivere", ove avessero coscienza e raziocinio, le singole cellule del nostro organismo, ignare di costituire un tutto di ordine superiore, strutturalmente e funzionalmente unitario.
     Se dovessi additare alla scienza un campo di indagine rivoluzionario per il futuro, indicherei la ricerca di prove al riguardo. Una via del genere potrebbe oltre tutto generare una comprensione razionale, oltre che meramente sentimentale, della necessità di una perfezionata dimensione spirituale ai fini della sopravvivenza e della comprensione dell'universo (da parte nostra ...cioè da parte dell'universo, perché noi siamo universo vivente e cosciente, come tante altre forme di vita).
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Nemmeno io credo alla saggezza intesa come perseguimento di un sublime status etico e morale o di verità assolute e universalmente riconosciute, piuttosto come fine ultimo di un percorso individuale fatto di acquisizioni di nuove conoscenze, di sconfitte e di soddisfazioni, nel progressivo miglioramento delle nostre capacità di comprendere la realtà che spesso, nella veste di persone o accadimenti, ci si palesa pur nella sua difficoltà interpretativa.
Si nasce soli e si muore soli, ma nel frattempo vi è un terreno comune da coltivare che, volenti o nolenti, ci impone di mettere a confronto (meglio se "a disposizione") esperienze, cognizioni e virtù, delle quali ognuno possa fare tesoro in base alla propria personale sensibilità, inclinazione, sistema di valori e, non ultimo, volontà di assecondare o sfidare il proprio destino.
In questo universo di individualità' parallele, convergenti solo all'infinito, voglio continuare a credere nell'esistenza di luoghi, sospesi fra lo spazio ed il tempo, ove agli interessi del singolo prevalgano quelli collettivi. Utopia o necessità? Forse entrambe le cose o forse nessuna delle due.
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Grazie Giuseppe :*
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Sinceramente, non credo nella saggezza come acquisizione di definitive verità superiori, per il semplice motivo che secondo me il perfezionamento individuale è un susseguirsi di successive posizioni di equilibrio interiore derivate dal meditato superamento di  esperienze dolorose o traumatiche.
    In tale situazione, la varietà e la continua progressività delle esperienze e delle acquisizioni è indice dell'ampiezza infinita di ogni dimensione del processo, per cui a mio avviso nessuno potrà mai essere definito saggio, e tanto meno autodefinirsi tale.
    Siamo in realtà, noi tutti, esploratori di luoghi spesso tra loro diversi, in condizioni di tempo e di equipaggiamento diverse, le cui strade si congiungono sì in un'unica meta, ma solo all'infinito; e spesso senza reale possibilità di interscambio di mappe e segnali, perché ciascuno esplora il labirinto da punti di partenza e itinerari diversi.
    Esiste tuttavia di tanto in tanto la possibilità di ricevere da altri un piccolo barlume che possa aiutarci a far luce sulla nostra personale esplorazione, che saremo però sempre destinati a proseguire e interpretare da soli.
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:))) Grazie grazie grazie.... che bello avervi qui !!!

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