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Commenti a "Se non vuoi essere criticato, evita di..." di Antonino Gatto


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Qui continua la novella dell' amico mascherato,
del cui cuor, ai nostri amici, per un attimo ha straziato.
poiché tutti quì in platea, sembran sordi al suo velo,
ma in complotto, su' irti spini, si rovellano davvero.
Quindi stò per annunciare, in anticipo per quest' anno,
che ha inizio il carnevale, per tutti coloro che vorranno.
Ad ognuno la sua maschera, che gli riflette i propri mali,
ma non saranno loro a sceglierla, ma soltanto i commensali.
Quindi come ogni buon opera, ciò che conta è l' introduzione,
un accenno sulla storia, di Arlecchino e Pantalone.

L'etimologia della parola Carnevale è tuttora molto discussa: potrebbe derivare da Carna -aval o da carnevale (un invito a non mangiare carne), o ancora, da Carnalia (feste romane in onore di Saturno), oppure da carne-levamen o dall'espressione medievale carnem-laxare (cioè fare digiuno, astinenza). Di sicuro le origini di questa festa sono religiose. Apprendiamo, dalle testimonianze storiche, che le maschere erano utilizzate dall'uomo fin dal Paleolitico, quando gli stregoni, durante riti magici e propiziatori, indossavano costumi adornati di piume e sonagli e assumevano aspetti terrificanti grazie a maschere dipinte, nell'intento di scacciare gli spiriti maligni. Ma è soprattutto nel mondo romano, dove si svolgevano feste in onore degli dei, che possiamo ritrovare le origini del nostro Carnevale. Ma è soprattutto nel mondo romano, dove si svolgevano feste in onore degli dei, che possiamo ritrovare le origini del nostro Carnevale. Nell'antica Roma i festeggiamenti in onore di Bacco, detti Baccanali, si svolgevano lungo le strade della città e prevedevano già l'uso di maschere, tra fiumi di vino e manifestazioni danzanti. Famosa era, anche, la festa di Cerere e Proserpina, che si svolgeva di notte, in cui giovani e vecchi, nobili e plebei si univano nel ritmo dei festeggiamenti.


In marzo e in dicembre era la volta dei Saturnali, le feste sacre a Saturno, padre degli dei, che si svolgevano nell'arco di circa sette giorni durante i quali gli schiavi diventavano padroni e viceversa, dove il "Re della Festa", eletto dal popolo, organizzava i giochi nelle piazze, e dove negli spettacoli i gladiatori intrattenevano il pubblico.Secondo Livio, queste feste iniziarono all'epoca della costruzione del tempio di Saturno (263 a.C.). Negli anni i Saturnali divennero sempre più importanti, all'origine infatti duravano solo tre giorni, poi sette finché, in epoca imperiale, furono portati a quindici. Ai Saturnali si unirono le Opalia, in onore della dea Ope moglie di Saturno, e le Sigillaria, in onore di Giano e Strenia. Infine, in ricordo della lupa che allattò Romolo e Remo, non possiamo non ricordare i Lupercali che erano considerate feste della fecondità.

...e la storia continua, ma alla prossima puntata!
Un saluto da(..................) lo scoprirete alla prossima puntata!
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Bea, ultimamente ti attacchi alle parole con una pignoleria che non pensavo ti appartenesse! La mia frase era: "Solo uomini piccoli piccoli da una parte, e altri uomini, anch'essi piccoli piccoli, dall'altra". In quale sfumatura lascio presupporre la grandezza di alcuni rispetto ad altri?
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Non condivido la locuzione "piccoli uomini" perché presuppone che ce ne siano di "grandi" ( senza discriminazione del "genere",  per correttezza dell'evoluzione dei "tempi" e non per "concessione" di pari opportunità) mentre  l'espressione di Silvana
"Crediamo di sapere per scoprire che è tutto da imparare". è
sacrosanta verità
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Antonino Gatto, mi sa che tu non hai capito nulla.
I lidi verso cui navigherò non prefigurano una mia dipartita da questo sito: proprio  ora che mi sto divertendo? E no! Per lido intendevo questa pagina: mi sposterò su altre. Altre pagine, altre genti, altri modi di pensare. Non lo faccio per snobbare te: sei piuttosto distante dal mio pensiero ma in fondo mi stai simpatico! No, vado in quelle pagine perché quelli che snobbano te sul serio (tanto da porti ai vertici di una particolare classifica) hanno un tarlo che li assilla: sapere il mio nome. Pecore e lupi in fondo hanno la stessa natura (tranquillo Antonino, l'inciso è per Bea...).
Ora: non vorrai che io lasci con tale angoscioso dubbio quella persona? Giammai! Fra l'altro mi sentirei terribilmente in colpa se il suo stato mentale si alterasse divenendo simile al tuo!
Per questo vado. Ma ti tengo d'occhio...
Yeratel, gli amici si riconosco dalle piccole cose. Grazie per non avermi sognato!
un grazie anche a Silvana Stremiz che ha interpretato correttamente il mio pensiero del comm. #49.

P.S. Antonino Gatto, se posso permettimi un consiglio,  abbandonerei definitivamente la storia di Santippe: non fa più ridere e comincia pure ad annoiare... ;-)
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Ma va, Platone  sosteneva che il clito fosse un'Idea perfetta, reale sì, ma irraggiungibile.
Lingua m0rtal non dice quel ch'io sentiva  ...quando cavò...il dente

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