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Commenti a "Togliere la parola di bocca: identità di..." di Lucia Gaianigo


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postato da , il
Scheggia con simile risposta oltre a Gandhi fai ridere anche me.
Mi spieghi questa tua anomalia?
Io devo credere perciò, che tu hai una così grande capacità di beffeggiare te stessa e nello stesso tempo prendere sul serio gli altri?
Stando così la cosa ti chiedo nuovamente di diventare tuo amico: un amico al quadrato.
Scheggia52, lo vuoi tu?
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postato da , il
Salvatore, io prendo molto sul serio gli altri, raramente me stessa: far  ridere Gandhi, per me, sarebbe un onore.
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postato da , il
Buona Analisi, Yera! Dai che scherzo! Non di meno  hai sottolineato un problema (pane/ parola/lavoro) che , mi pare, si stia presentando in modo pesante al giorno d'oggi: se non parli (protesti) ti e' garantito un lavoro e con questo il pane. Mi pare che nella nostra Costituzione c'e' scritto che la repubblica italiana e' fondata sul lavoro. Ma con altri presupposti spero. Sono tristi tempi, questi Yera.
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postato da , il
Grazie per la dedica Scheggia cara, accetto volentieri; nondimeno penso che Gandhi - grande anima - , in questo momento, stia ridendo di me,… forse di noi!
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postato da yeratel, il
D'accordo in parte... spesso togliere la parola è sinonimo di togliere il pane, abbiamo ampi esempi di ciò nei regimi, ma senza andare così in grande si possono riscontrare casi nel mondo del lavoro, nelle "amicizie" e forse nelle opere di volontariato.
Le due cose a mio parere vanno di pari passo, se togli il pane la parola verrà soffocata e, se togli la parola puoi precludere la possibilità di richiedere il pane!

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