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Scritta da: Paolo Pinto
Rompiamo le righe. Sto per calarmi nel boccaporto a dritta della batteria principale 1 quando noto un ufficiale che si aggira sul castello di prua.
La faccia intravista di profilo alla luce della luna, con la guancia velata dall'ombra di un folto sopracciglio, è quella del guardiamarina Mori.
È famoso perché è in grado di bere più di chiunque a bordo, per la sua pazienza e per la sua bella fidanzata. Quel grazioso viso sulla fotografia che porta sempre con sé, e il tratto chiaro ed elegante sulle lettere che gli giungono con regolarità suscitano l'invidia di tutto il primo quadrato.
So che una sera, poco prima di essere richiamato alla scuola aspiranti ufficiali, le ha preso la mano per la prima volta dicendole addio con queste poche parole: "i tuoi occhi, la tua bocca, il tuo naso, le tue mani e i tuoi piedi appartengono a me".
Distoglie lo sguardo dalle onde scure e, voltandosi verso di me, mi sussurra nell'orecchio, quasi implorante: "Sarò morto, dunque non avrò problemi. Quelli che moriranno saranno i più fortunati. Nessun problema per me. Ma lei? Come far sì che sia felice?
Sicuramente arriverà un uomo migliore di me che la sposerà e la renderà più felice di quanto avrei fatto io.
Andrà così, ne sono certo.
La sua felicità con me è già finita. Ora il mio destino è la morte. Quindi voglio per lei una felicità ancora più grande. Che sposi un uomo migliore. Che accetti quella nuova felicità senza riserve.
Quando morirò, qualcuno soffrirà sinceramente per me. Sono fortunato. Ma che ne sarà di lei, che resta? Farà un buon matrimonio e sarà felice. È questa la mia speranza, solo questa. Se lei tornerà a essere davvero felice, io vivrò in lei, vivrò...
Ma come farle comprendere questo mio desiderio? Le ho parlato ripetutamente di persona. E l'ho scritto infinite volte nelle mie lettere. - Sii più felice con qualcun altro: solo questo è il mio ultimo desiderio. - ... Ma come posso esserne sicuro? Che garanzie ho che accetterà?
Pregare? Le mie intenzioni sono così sincere che non posso fare a meno di pregare. Ma basterà? Se mi inginocchio e prego, sarò esaudito? Non mi resta che implorare, dal profondo del mio cuore, che ascolti la mia supplica, in qualche modo?"
Il tono è aspro; gli occhi asciutti. Dà voce al suo accorato appello. No, alla sua rabbia.
Sfoga la sua rabbia. Io annuisco, senza parole.
Sopra di noi, la chiara notte di luna che vediamo per l'ultima volta.
Sotto di noi, il poderoso castello di prua su cui non metteremo più piede.
Tu, che sei la sua fidanzata. Che avevi avuto in dono un amore senza pari.
Ascolta questa preghiera in cui lui ha riservato tutto se stesso. Devi ascoltarla.
Ancora pieno di rabbia, lui tace e contempla assorto le onde sotto di noi.
Sulla superficie del mare nero come l'ebano, le creste bianco-argento delle onde s'infrangono e si dissolvono.
I miei occhi si velano di lacrime e mi volto dall'altra parte. Un soffio d'aria gelida mi trafigge il viso.
Domani, il buon vecchio guardiamarina Mori morirà con onore.
Lui resta immobile come una roccia anche quando gli batto la mano sulla spalla. Corro verso il boccaporto e mi calo lungo la scaletta.
Il dado è tratto. La missione conduce a morte sicura. Non possiamo farci nulla, ormai.
Pregando, pregando ardentemente, lui morirà; e alla fine lei accoglierà la sua preghiera. Non può essere diversamente.
Mentre corro provo una strana impazienza, una esasperazione, come se il legno del ponte inghiottisse i miei piedi.
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