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Scritta da: Federica Senna
I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che ci manca. Perché forse ci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare, perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell'orologio. Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande, impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace. Tacito brandello di carne umana sul selciato dell'umanità.
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    Scritta da: Alexie
    La lingua era la cosa che più gli era piaciuta.
    Piccola, rossa, mite e improvvisamente piena di
    nervi e di sangue come lei.
    Ore di baci. Nei parchi, contro i muri, come gli
    adolescenti quando cominciano a provare, a
    sondare un altro corpo dentro. Vermi caldi,
    incollati di torpore, che si lasciano cadere,
    scivolare. Lui s'infilava in quella bocca e ci
    cadeva, muoveva la lingua come una pala nella
    polenta. Te ne andavi, diventavi umido e pieno di
    fiamme. Crescevi insieme alla saliva. Non eri più
    il povero stronzo di una settimana prima. Perché
    lei ti voleva come una sanguisuga, come una
    pianta cerca il sole. Come tutte le cose stupide
    che si cercano nel mondo semplicemente per
    vivere.
    Si staccavano per poco e si guardavano,
    soddisfatti. Di niente. Di quel ruminare. Poi
    tornavano al lavoro. Come operai sudati. Perché
    di quello si trattava. Fondamenta di saliva per un
    amore.
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