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Fuori si è alzato il vento. Il temporale fa tremare i vetri e un battente si spalanca di colpo, urtando un vaso di terracotta che cade sul pavimento, rompendosi. In lontananza un cane abbaia e qualcuno grida qualcosa.
Loro due, però, se ne fregano dei cani, della gente e di ciò che accade fuori.
Più niente importa, se non l'ebbrezza di perdersi l'uno nell'altra, la vertigine di scivolare in un baratro e il timore che quel legame si spezzi.
Adesso Ilena si aggrappa a tutto quello cui può aggrapparsi: i suoi capelli, l'odore della sua pelle, il gusto delle sue labbra. Benché il cuore le batta così forte da farle quasi male, vorrebbe che quel momento non finisse mai.
Poi prova una sorta di vertigine, un senso di vuoto allo stomaco e qualcosa erompe in lei.
D'un tratto le pare di essere fuori del tempo, di non tocare più terra, di essere eterna.
Di essere proiettata molto lontano.
Chissà dove.
Altrove.
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    Scritta da: Marianna Mansueto
    Perché, a volere essere realisti, da cosa dipende il corso degli eventi se non dal caso? Nel turbinio della vita quotidiana il granello di sabbia è l'ago della bilancia. Un chiodino rotola sulla carreggiata. Nostro padre lo pesta con lo pneumatico mentre si reca alla stazione e, dovendo cambiare la gomma, perde il treno. Prende quello seguente e si siede in uno scompartimento.
    "Biglietto, prego", dice il controllore. Accidenti, papà ha dimenticato di obliterare il suo. Per fortuna il capotreno è di buon umore e lo invita a sedersi in prima classe, dove sono rimasti dei posti liberi.
    E in prima classe nostro padre incontra nostra madre.
    Sorrisi, battute, chiacchiere, allusioni. Nove mesi dopo, eccoci al mondo. Da quel momento in poi, tutto ciò che viviamo nel nostro passaggio su questa terra non sarebbe mai esistito se, quella mattina un chiodo di tre centimetri arrugginito non si fosse trovato in quel posto per puro caso.
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