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Scritta da: Dino Di Girolamo
Mia madre mi ha comprato per l'inverno un cappotto nuovo, che non fa passare nessun freddo, due maglioni di lana, due sciarpe, un paio di guanti di cuoio, un paio di scarpe per la neve, due berretti simili a colbacchi. Vestito così potrei anche andare al Polo Nord.
Mi ha anche comprato diverse paia di calze lunghe fino al ginocchio, pantaloni nuovi di velluto, giacche e giacconi. Potrei anche andare al Polo Sud.
Mi ha promesso che mi comprerà anche indumenti più leggeri per poter giocare più liberamente vicino a casa mia.
Composta giovedì 23 giugno 2011
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    Scritta da: Dino Di Girolamo
    Sembrava preciso e scrupoloso, ma invece era un gran dubbioso.
    Se qualcuno per strada gli chiedeva l'ora, lui cadeva
    in grande agitazione.
    Prima correva con l'occhio al polso, al suo orologio, ma poi subito controllava sul quadrante del telefonino.
    Siccome secondi e minuti passavano intanto, orologio e telefonino non potevano coincidere.
    Finiva che chi gli aveva chiesto l'ora se ne andava. Mentre lui restava a chiedersi quale fosse l'ora più precisa.
    Era davvero un tipo buffo.
    D'altronde, dubbioso lo era sempre stato. Fin da piccolo. Tanto da essere soprannominato "Punto di Domanda".
    In compenso, a vivere da dubbioso si era tanto abituato che, se per qualsiasi altro poteva essere una pena, per lui era una cosa tranquilla e serena.
    Vivere nel dubbio era per lui come per un pesce stare dentro l'acqua.
    Anzi. Gli si era tramutato in gran vantaggio. Anzi. Più d'uno.
    Primo, non si annoiava.
    Perché aveva sempre un qualche dubbio da risolvere.
    E poi, ditegli niente, non spendeva.
    Risparmiava.
    Da accumulare una barca di quattrini.
    Infatti, ogni volta che apriva il portafoglio si chiedeva: è giusto il caso?
    E i soldi gli restavano.
    Ultimamente, però, il nostro amico ha un pochino esagerato.
    Proprio ieri, vedendosi allo specchio si è chiesto:
    "Sono davvero io? E se fosse un altro?"
    Composta giovedì 23 giugno 2011
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      Scritta da: Dino Di Girolamo
      Chi crede nel destino?
      Chi crede che nella vita sia tutto già predefinito da un'entità esterna e superiore?
      Chi crede che questa entità possa decidere della nostra esistenza a suo piacimento?
      Chi crede, invece, che tutto sia dovuto al caso, tutto fondato sul Caos?
      Chi crede che questa sequenza di eventi sia davvero inevitabile?
      Io credo a entrambe le cose... è un paradosso, lo so, ma è così...
      Quando vedi che il filo rosso della tua vita va ad incrociarsi con un qualsiasi evento o persona, pensi che era destino, o magari il tuo destino era un altro e tu semplicemente lo hai cambiato, padroneggiandone caratteristiche e modellandolo a tuo piacimento, anche magari non accorgendotene... "fabrum esse suae quemque fortunae"... ciascuno è artefice del proprio destino...
      Oppure quando, per una serie di casi fortuiti, ti ritrovi a destreggiarti in situazioni che non avevi previsto, non programmate, pensi che alla fine sia tutto frutto di un caso, che, vada come vada, tu non avresti potuto fare nulla per cambiarle.
      Una ragazza dopo 3 anni con il suo ragazzo, tra alti e bassi (molti...) decide di mollarlo... era destino o si poteva evitare o è andata così per caso?
      Dopo una prova importante, si accettano gli eventi per partito preso, accettando cioè quello che verrà; oppure si cercano scuse e attenuanti, oppure ancora "è andata così e basta"?
      Quante volte ho detto la famosa frase "la ruota gira per tutti", ma per me non ha mai girato...
      Quante volte ho sperato che il caso, la Fortuna (se così lo si può anche chiamare), mi sorridesse, guardasse da me e dicesse "Guarda che non sono bendata, vedo anche te..."...
      Quante volte ho creduto di padroneggiare con le mie mani la mia vita, ben deciso sul da farsi, e invece mi è sfuggito tutto come un'anguilla...
      Quante volte mi sono arreso senza lottare per i miei obiettivi convinto che il mio destino fosse quello, o altre volte ho detto "o la va, o la spacca" che la fortuna mi assista... (mai successo)
      Anche adesso sono scettico riguardo queste cose, ma continuo a crederci...
      Pensare o credere che ci sia già il proprio destino scritto da qualche parte dà la sicurezza di non doversi sforzare più di tanto, ma allo stesso tempo la sensazione di impotenza rende tutto stretto, e con questo la volontà di prendere e mollare, lasciare che il caso mescoli le carte e giochi con noi... anche con gente che vale come il 2 di picche a canasta.
      Si scomoda il destino quando qualcosa va male, e il caso quando invece va bene... ma provare l'esistenza di entrambi e come cercare l'Araba Fenice posata su un Unicorno...
      Contare su se stessi è l'unica cosa da fare per non essere delusi... come dice Morpheus: "Non pensare di essere qualcosa, convinciti di esserlo"... solo così si taglia la testa al toro e si evita di credere a tutto questo.
      Il problema è trovare la lama per farlo...
      Composta martedì 21 giugno 2011
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