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Scritta da: Elisa M.
Nel nostro gruppo è diverso il tipo di libertà che arriva attraverso la droga.
Noi non abbiamo bisogno del Sound per farci rintronare con la musica ad altissimo volume. Per quelli del nostro gruppo è proprio il colmo farsi il trip della libertà sotto lo sbriluccichio delle reclame del Kurfurstendamm.
Noi tutti odiamo la città. Siamo nel trip della natura totale. Il fine settimana giriamo per tutto lo Schleswig - Holstein in macchina e poi a un certo punto camminiamo a piedi finché non troviamo un posto assolutamente figo.
Andiamo spesso nel moor, in posti dove garantito non ci arriva nessuno.
Ma la cosa più fantastica è la nostra cava di calce. Un buco pazzesco in mezzo al paesaggio. Lungo quasi un chilometro, largo trecento metri e profondo cento.
Le pareti sono perpendicolari. Lì sotto è molto caldo. Non c'è vento. Ci crescono le piante che non ho mai visto altrove. E dei ruscelli chiarissimi scorrono in questa valle pazzesca. Dalle pareti scendono cascate. L'acqua colora le pareti di rosso ruggine.
Dappertutto ci sono dei macigni bianchi che sembrano ossa di animali preistorici e forse sono proprio delle ossa di mammuth.
Le enormi scavatrici e i carrelli di trasporto, che di giorno fanno un rumore che nevrotizza, durante il fine settimana sembrano come inadoperati da secoli. La calce li ha resi completamente bianchi già da un sacco di tempo.
Siamo completamente soli in questa valle della follia.
Le pareti perpendicolari di calce ci separano tutt'intorno dal resto del mondo. Da fuori non arriva nessun rumore. L'unico rumore lo fanno le cascatelle.
Noi ci immaginiamo di comprarci la cava di calce quando non verrà più sfruttata. E lì sotto ci vogliamo costruire delle case di legno con un enorme giardino pieno di animali e con tutto quello di cui uno ha bisogno per vivere.
L'unica strada che c'è per arrivare alla cava la vogliamo chiudere.
Non avremmo comunque più alcuna voglia di ritornare su.
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    Adesso mia madre mi controllava ogni sera le braccia per vedere se c'erano segni di punture fresche. Mi bucavo quindi nella mano, sempre nel medesimo punto. Mi era venuta una macchia scura di crosta. A mia madre raccontai che era una ferita che si rimarginava con difficoltà. Ma a un certo punto mia madre capì che era una puntura fresca. Dissi: "si, chiaro, oggi l'ho fatto una volta. Lo faccio solo raramente. Non fa per niente male." Mia madre mi picchiò di santa ragione. Non mi difesi. Non mi faceva più nessun effetto. Lei comunque mi trattava come l'ultimo pezzo di merda e ad ogni occasione mi mandava in paranoia. Istintivamente faceva una cosa giusta. Perché un bucomane, prima di essere veramente disposto a cambiare qualcosa, deve non volerne sapere assolutamente più niente della merda e della porcheria. Allora si uccide, oppure utilizza l'ultimo filo di possibilità per venire fuori dall'ero. Ma allora idee di questo tipo non ce le avevo per niente.
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